Dolori articolari e insonnia: cause e rimedi

I dolori articolari, ovvero quella fastidiosa sensazione di infiammazione localizzata o gonfiore che possono essere causati da traumi articolari, infezioni, tendiniti, borsiti e numerose patologie di natura importante, non di rado si manifestano la notte, rendendo il sonno un miraggio lontano.
Questo stato di infiammazione e possibile rigidità articolare può diventare, per molti, un vero e proprio incubo difficile da sopportare. Spesso si ricorre all’uso di farmaci antinfiammatori senza però aver bene chiare le cause del proprio malessere.
È dunque sempre raccomandato svolgere esami approfonditi, parlare con medici e fisioterapisti e non sottovalutare gli stati di infiammazione localizzati specialmente quando ripetuti o costanti.

Dolori articolari: buonanotte… al sonno

I dolori articolari notturni, spesso associati ad artrosi o artrite reumatoide (vere e proprie patologie legati alle articolazioni) hanno un legame abbastanza vincolante col riposo. La questione non è – banalmente – soltanto che il dolore fa perdere il sonno, ma anche che l’intensità dei dolori stessi e soprattutto le variazioni con cui essi si alternano nei giorni, influiscono sulla quantità e la qualità del riposo notturno.
Per chiudere questa sorta di circolo vizioso va detto che chi riposa meno, e male, è più soggetto a sviluppare fragilità posturali, infiammazioni muscolari e articolari.
Sembra dunque che un cattivo riposo possa agire sui dolori articolari nella stessa misura in cui questi ultimi disturbano una sana ed equilibrata routine notturna.

Uno stile di vita sano: parole chiave

Oltre agli accertamenti di rito, utili ad escludere patologie di natura più importante, e all’utilizzo di farmaci e terapie mediche, bisogna ricordare che la salute si coltiva anche attraverso le abitudini quotidiane e il proprio stile di vita. Specialmente quando parliamo di dolori articolari è necessario prestare la massima attenzione ad alcuni fattori, fra cui:

Alimentazione
Uno stato di sovrappeso, ad esempio, influirebbe molto negativamente sulla salute delle articolazioni e dei tendini, oltre che sul sistema cardiocircolatorio. Mantenere un peso congruo alla propria conformazione fisica e non esagerare con alimenti dannosi per il proprio organismo sono regole imprescindibili se si vuole prendersi cura dello stato di salute delle articolazioni.

Fumo e alcool
Evitare di bere caffè e alcool dopo cena, bandire pasti serali troppo abbondanti, possono far prendere sonno prima e meglio: cercare di eliminare tutti gli elementi disturbanti per il riposo è utile a coloro che soffrono di disturbi articolari notturni.

Ritmi e orari quotidiani
Una tabella di abitudini e orari regolari, un ritmo che non assecondi fasi momentanee, cambiamenti bruschi ed eccessive variazioni della propria routine, aiuta a tenersi in forma, specialmente se unito ad un costante esercizio fisico, vero e proprio toccasana per tenere attiva e sana la muscolatura e la circolazione sanguigna.

Dormire senza dolori: merito del letto

Non dimentichiamo infine che un buon riposo è possibile anche e soprattutto grazie al materasso su cui ci stendiamo ogni sera: scegliere un supporto ergonomico, che sostenga in maniera corretta e bilanciata fianchi e bacino, è fondamentale per attutire o prevenire i dolori articolari notturni e non andare in contro a problemi posturali o muscolari che rovinino il sonno, il risveglio e le giornate a venire.

La luna influenza il sonno?

Numerose sono state le ricerche e gli studi che negli anni hanno cercato di trovare una correlazione fra le fasi lunari e l’influenza ad esse attribuita sul ritmo sonno-veglia.
La società in cui oggi viviamo, piena di stimoli e di sempre nuove scoperte tecnologiche avanzate, non può essere nemmeno lontanamente paragonata a quella dei nostri antenati, dalla preistoria in avanti, che scandivano i ritmi quotidiani, così come quelli delle stagioni per le attività di sussistenza, proprio sul sistema luce/ombra – giorno/notte.
Se è vero che oggi si può stare svegli, o dormire, in ogni momento, da una ricerca pubblicata su Science Advances, realizzata attraverso la collaborazione di tre differenti università (l’Università di Washington, l’Università Nazionale di Quilmes, in Argentina e quella di Yale), si fa strada l’idea che una correlazione fra fasi lunari e sonno esista e sussista ancora oggi.

La ricerca

Gli studi analizzati dalla ricerca si sono basati su un campione eterogeneo di popolazione, abitanti di aree urbane e di aree rurali: in particolare sono stati studiati i comportamenti del sonno di comunità indigene dell’Argentina settentrionale (Formosa) e di persone residenti a Seattle, negli stati Stati Uniti. L’idea era quella di analizzare, anche attraverso un particolare monitor da polso applicato ai partecipanti, la qualità e la quantità del riposo prendendo in esame l’assenza o presenza di luce artificiale nei due luoghi.

I risultati della ricerca

Una delle conclusioni della ricerca in oggetto è che nei giorni che precedono la luna piena le persone sarebbero più tendenti ad andare a letto più tardi o comunque a diminuire la durata del riposo. Il punto è legato all’aumento della luce naturale: in fase crescente, riflettendo molta più luce solare, la luna è più luminosa, illumina per più a lungo e questo potrebbe influire sui ritmi sonno/veglia degli individui.
Se immaginare questo tipo di oscillazione in luoghi privi di luci artificiali o di inquinamento luminoso era abbastanza prevedibile, il fatto che le stesse siano state riportare anche in contesti urbani industrializzati ha fatto ipotizzare davvero la possibilità di delineare un modello chiaro secondo cui i cicli lunari influenzano il meccanismo sonno-veglia.

La parola ai ricercatori

La correlazione fra luce solare e riposo e dunque la questione del ritmo circadiano è ben più nota rispetto a quella del ciclo circalunare, anche perché quest’ultimo dura quasi un mese e dunque stabilirne effetti e correlazioni ha incontrato vari dubbi e perplessità nel mondo scientifico. Le ricerche in materia, come si è visto, non stentano a delinearsi.
Sembra oggi sempre più probabile che la luna, coi suoi movimenti, sia in grado di influenzare i comportamenti del riposo. Non a caso molte persone riscontrano cambiamenti, nel proprio sonno, in relazioni alle fasi calanti o crescenti della luna.
Non sono soltanto le attività notturne ad essere toccate dalle fasi della luna: anche l’accumulo di energie, o lo smaltimento dei liquidi in eccesso, sembrano avere delle correlazioni con questi eventi. A significare che il nostro organismo tutto fa parte della Terra e come tale risente dei fenomeni atmosferici a cui essa è legata, dell’influsso dell’energia solare, della luce, e anche, per l’appunto dei movimenti della luna.

Tai chi per riposare meglio

Il Tai Chi Chuan (letteralmente lotta del Grande Termine) è una disciplina che affonda le sue radici nel solco di una tradizione storica millenaria.
Proveniente, come è facile intuire, dal mondo orientale, estremamente collegato alle arti marziali, il Tai Chi vanta una serie innumerevoli di benefici, non soltanto a livello fisico-posturale ma anche di rilassamento interiore, andando a lavorare sull’equilibrio di Yin e Yang.

Chi può praticare Tai Chi

Il Tai Chi è una disciplina consigliabile senza particolari restrizioni in quanto a sesso o età: specialmente negli over 60 si è riscontrato un valido beneficio sulla salute psico-fisica dei praticanti. Allungamento dei tendini e allenamento muscolare, sollievo di dolori articolari e cefalee, miglioramento della qualità del sonno e dell’umore, enormi benefici posturali: il Tai Chi è un’attività perfetta da coltivare durante la senilità.
Ma anche i più giovani possono trarne vantaggio: specialmente chi subisce uno stato di inattività motoria prolungata, derivato dalla sedentarietà delle molte ore passate a studiare o a lavorare seduti alla scrivania, è fortemente incoraggiato a provare questa disciplina soprattutto visti i suoi effetti sulla muscolatura.

Cos’è il Tai Chi

Il Tai Chi è una sorta di meditazione in movimento: unisce dunque sia la parte fisica, con esercizi mirati di allungamento, distensione, potenziamento, che quella energetica, legata al benessere spirituale, alla tranquillità interiore.
Si tratta di una pratica ottimale per chi soffre di artrite reumatoide, per prevenire problemi e affaticamenti cardio-circolatori, ma anche per chi vuole correggere la postura sbagliata o lavorare su stress e ansia.
Il Tai Chi si basa sui due principi-cardine di longevità e salute: prestando estrema attenzione alla respirazione e alla consapevolezza del flusso energetico, a ciò che tratteniamo e a quello che dobbiamo lasciar andare, il Tai Chi è una disciplina completa apprezzata da numerosi star del cinema, preparatori atletici e sportivi, alti dirigenti aziendali.

Tai Chi e sonno

Una ricerca della University of California, condotta su un campione di 120 persone, si è concentrata sui benefici del Tai Chi in fatto di riposo. I partecipanti allo studio sono stati divisi in tre gruppi: per un periodo complessivo di 4 mesi è stato chiesto al primo gruppo di seguire delle sedute di psicoterapia, al secondo delle lezioni di Tai Chi mentre al terzo dei corsi sulla gestione dell’ansia.
Ebbene, gli appartenenti ai primi due gruppi hanno testimoniato una riduzione di stati di infiammazione e insonnia al periodo di analisi.
Si è constatato inoltre, sempre nei membri dei primi due gruppi, l’aumento della produzione di anticorpi durante un anno di tempo.
Una disciplina completa e molto profonda, insomma, quella del Tai Chi, in grado di influire positivamente sul sonno proprio perché va ad agire sullo stato emotivo, infondendo serenità e consapevolezza.
Praticare Tai Chi prima di coricarsi la sera può diventare un’abitudine corretta per garantire un riposo più duraturo e regolare: abbinare la pratica della disciplina alla lettura di un buon libro o ad una tisana rilassante potrà rappresentare il “segreto” per notti senza affanni o preoccupazioni.

I benefici dello svegliarsi presto al mattino

Chi prima comincia, ben comincia

Se ripensate alla vostra adolescenza, una delle immagini che sicuramente vi riaffioreranno alla memoria è il suono della voce della mamma o del papà che vi ricorda che “Farete tardi a scuola”, o che “È pronta la colazione ed è l’ora di alzarsi”.
Già, proprio quello: il momento della sveglia. Una delle azioni più delicate della quotidianità, per qualcuno addirittura un piccolo “trauma” che si ripete ogni mattina.
È possibile svegliarsi ogni mattina col piede giusto, vi starete chiedendo? Ebbene la risposta è complessa ma esistono sicuramente delle pratiche che aiutano l’organismo e l’umore ad affrontare la giornata con l’attitudine migliore. Una di queste è, per l’appunto…svegliarsi presto.

I benefici della sveglia anticipata

Svegliarsi presto è un toccasana per stare meglio: sembra, ad esempio, che chi non ha come abitudine quella di non attardarsi a letto la mattina abbia un indice di massa corporea più basso, tenda a sviluppare meno facilmente possibilità di contrarre diabete, goda di un buonumore più spiccato e soffra più raramente di disturbi del sonno.
Insomma, i benefici ci sono tutti.
La qualità del riposo, in particolare, sembra davvero che possa trarne enorme giovamento poiché, andando a letto prima la sera e svegliandosi presto la mattina, il corpo è in grado di sfruttare al meglio le fasi del sonno permettendo un benessere a 360 gradi.
Il ristoro del sonno dipende, come sappiamo, da numerosi fattori: alcuni legati alle buone pratiche e alle abitudini quotidiane che ciascuno di noi assume, altri a fattori esterni come la qualità del materasso su cui riposiamo, l’igiene del sonno e la storia “genetica” personale.

Svegliarsi presto come abitudine

Anche se inizialmente non sarà un gioco da ragazzi, soprattutto per chi é abituato a tirar tardi rigirandosi fra le lenzuola, è fondamentale provare a cambiare le regole della routine e impostare la sveglia al canto del gallo.
Come fare? Beh, anzitutto posizionandola lontana dal vostro letto così che non possiate posticipare il risveglio solo con un semplice cenno della mano ma siate in qualche modo “costretti” a perdere il sonno spostandovi e a mettervi in piedi.
È un “trucchetto” antico come il mondo ma ancora valido ed efficace.
Impostate anche una routine del riposo regolare e funzionale al vostro stile di vita, considerando il range di 7-8 ore per notte come quello standard ma proficuo da rispettare.

Consigli utili da seguire appena svegli

La prima cosa da fare, al mattino, è una bella ricarica di energia e luce solare. Affacciatevi alla finestra, o andate in terrazza o in giardino se ne avete uno, e godete di un paio di minuti di aria e luce.
Poi cominciate la giornata con un bel bicchiere di acqua tiepida e mentre fate colazione o vi preparate alla vostra routine del risveglio (leggere il giornale, ascoltare podcast o musica, meditare) cercate di canalizzare al meglio le energie necessarie per la giornata concentrando l’attenzione sui pensieri positivi, luminosi, e gli obiettivi desiderati.
L’abitudine di svegliarsi presto si costruisce con pazienza e costanza: non preoccupatevi se non riuscite ad essere agili e scattanti al primo tentativo.
Fra qualche mese, seguendo questi consigli, sarete delle allodole perfette.

Sessualità e riposo

Non è un segreto che molte coppie, nell’arco della loro vita sentimentale, subiscano rallentamenti e crisi fra le lenzuola: astinenza, mancanza di desiderio, apatia, sono soltanto alcune delle cause più comuni che possono portare ad un raffreddamento del legame amoroso ed erotico fra due innamorati.
Sono crisi da cui si può venirne fuori? Possono essere ricondotte ad altri fattori? Ebbene la risposta è si, e forse non tutti sanno che anche il sonno è fra quei fattori in grado di influenzare non soltanto la performance ma anche il generale andamento di una relazione sessuale.

Sessualità e riposo: quali correlazioni?

Alcuni studi compiuti negli ultimi 10 anni hanno sottolineato, ad esempio, la correlazione fra mancanza di sonno e abbassamento di livelli di testosterone (dovuti al rilascio maggiore di cortisolo in periodi di stress ed insonnia) e tramite altre ricerche si è cercato di riflettere sul legame fra apnee notturne e disfunzioni erettili o carenza di libido.
In generale le donne sembrano più portate a subire le oscillazioni di desiderio sessuale legate a mancanza di sonno e stanchezza. Il forte accumulo di stress e ansia – in particolare nelle donne con figli – riduce la passione amorosa e questo, come si immagina, può ripercuotersi negativamente sull’equilibrio della vita di coppia.

Le soluzioni per dormire meglio e ritrovare l’armonia sessuale

L’affiatamento sessuale, si sa, è una dinamica molto complessa che ingloba numerosi fattori e variabili. Sarebbe impossibile, nonché scorretto, analizzare i singoli fattori in maniera indipendente o imputare le cause agli uomini o alle donne. Non è una questione di genere, e forse nemmeno troppo legata all’età, ma un equilibrio delicato che ha a che fare con la serenità in primis sentimentale della coppia, l’affinità emotiva che si costruisce fra due persone e anche il grado di confidenza che la coppia sviluppa giacché fare l’amore, come dormire insieme, sono atti estremamente intimi e “personali”.
Per escludere le interferenze di eventuali problemi di sonno nel sesso è bene fare propria una parola chiave, un consiglio e un mantra utile per gestire la propria giornata ma anche la relazione col proprio partner: regolarità.
Andare a dormire con orari sfalsati, destabilizzando il ritmo sonno-veglia, non è un’abitudine da consolidare, così come quella di usare tablet e smartphone prima di addormentarsi o di affrontare discussioni emotivamente impegnative nelle ore precedenti al riposo.
Queste abitudini o manifestazioni destabilizzerebbero l’umore, e conseguentemente il riposo e alla lunga creerebbero frustrazione, ansia e stati depressivi.

La camera da letto è un tempio sacro

Ascoltate un brano di musica rilassante col vostro partner prima di addormentarvi, bevete una tisana, abbandonatevi al piacere di una chiacchiera frivola, ridendo insieme.
Si tratta di alcune piccole e buone abitudini da condividere prima di addormentarsi: gesti che fanno trovare (o ritrovare) l’affiatamento e l’intesa erotica, la voglia di scoprirsi e di esplorare.
Cercate di essere precisi e rigorosi nelle vostre pratiche, il che non significa cadenzare l’attività sessuale sempre negli stessi orari e giorni, come fosse un appuntamento, ma rispettare i tempi e le necessità del proprio organismo, concedersi al piacere sessuale ogni volta in maniera incondizionata.

Il sonno ne godrà benefici ineguagliabili, e l’umore pure.

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Dorme meglio chi…dorme in due:

Una buona notizia, per tutti gli innamorati, arriva da uno studio del Dr. Henning Johannes Drews e colleghi del Center for Integrative Psychiatry in Germania: sembra infatti che in due…si dorma meglio.
Sebbene le ricerche scientifiche in materia non siano complete e sarebbero da confrontarsi con numerose esperienze in più, gli studi svolti finora analizzando l’architettura del sonno di dodici coppie eterosessuali che si sono “sottoposte” all’esperimento nel laboratorio del sonno hanno dato esiti positivi per tutti i fan del letto condiviso.

Evidenze della ricerca:

Attraverso un’analisi che prende in esame vari fattori e parametri, lo studio tedesco sulle coppie ha rivelato che in due la fase rem del sonno è meno disturbata e più lunga.
Se ciò fosse comprovato, sarebbe un’ottima notizia dal momento che è proprio in questa fase, cioè quella in cui si sogna, che tutto il nostro organismo è in grado di beneficiare degli effetti ristoratori del riposo, facendo scorte di energie e di “ossigeno” per il risveglio.
Il sonno REM è inoltre strettamente collegato alla gestione delle emozioni così come alla memoria: Godere a pieno di questa fase del riposo potrebbe voler dire trarre notevole giovamento a livello complessivo, emotivo e organico.

La sincronizzazione del sonno:

Un aspetto valutativo del team di studiosi sulla ricerca è legato alla facoltà della coppia di “sincronizzare” il proprio riposo: interessante è notare come, anche se il corpo singolarmente tende a muoversi di più quando si dorme in due (cambiamento di posizioni, movimenti muscolari ripetuti), l’architettura del sonno resta invariata e anzi, il cervello riposa meglio.
Sono state dunque avanzate delle ipotesi – in uno studio che, ricordiamolo, può essre considerato di natura esplorativa – che associano il proficuo legame della relazione all’altrettanto benefico effetto della coppia nella fase del sonno.
Come a dire…più una coppia è solida ed emotivamente affiatata, più questo sarà evidente dormendo assieme.

L’importanza del materasso:

Dormire bene in coppia, tuttavia, significa anche rispettare le reciproche esigenze in fatto di qualità del sonno. Sappiamo bene infatti che pesi e anatomie corporee diverse, abitudini e usi altrettanto differenti, possono creare scompensi, quanto meno inizialmente, anche alla coppia più forgiata.
L’aspetto emotivo, poi, la facilità di prendere sonno, la tendenza ai risvegli, lo stress accumulato sono altri fattori che possono influire nel benessere del riposo di coppia.
Un buon materasso, ovvero un supporto certificato, garantito, e soprattutto che abbia le caratteristiche in grado di soddisfare le esigenze di entrambi, è un ottimo punto di partenza per godere sonni tranquilli.
Nel caso di un materasso adatto per due bisogna prendere in considerazione la traspirazione come l’ergonomia: si deve evitare che il supporto faccia il tipico e fastidioso effetto “scalino”alla metà del letto e che non sappia autoregolarsi su caldo e freddo anche in base alle temperature stagionali.
Per sfruttare al meglio le vostre notti insieme al partner, dunque, assicuratevi di dormire su un materasso adeguato. Per sceglierlo fatevi consigliare da un esperto in materia e prendete in esame le varie funzioni e necessità che il supporto deve garantire.
Perché l’amore è eterno finché…si dorme bene assieme.

Doomscrolling: cos’è e come proteggersi

Mai come di questi tempi ne siamo costantemente sottoposti: brutte notizie, fatti allarmanti, news (vere o talvolta fake) di scenari catastrofici. Se la situazione aveva assunto contorni labili e preoccupanti già prima della pandemia dovuta al Covid-19, con essa tutto si è aggravato prendendo proporzioni davvero notevoli.
Leggere quotidianamente questo tipo di notizie può condizionarci l’umore e il modo in cui affrontiamo le nostre già precarie giornate, costretti a servirsi della tecnologia e ad attingere al mondo digitale ormai per qualsiasi funzione.

Doomscrolling: di cosa si tratta

Il doomscrolling, termine che unisce la parola doom (destino, dannazione) a scrolling (l’azione di scorrere sui dispositivi digitali) è un fenomeno sempre più in crescita, specialmente fra i più giovani.
Si tratta non soltanto della tendenza a trascorrere molto tempo su social network e siti di informazione quanto proprio di una sorta di dipendenza che si innesca dalle cattive notizie.
Grazie alla “popolarità” di un articolo del Los Angeles Times proprio su questo tema, la parola ha fatto il giro del web e pian piano si sta cominciando a formulare pensieri, teorie, ricerche per stabilire dei punti di contatto fra noia, depressione, ansia e le notizie che leggiamo e che potenzialmente sono in grado di generare e manipolare questi stati emotivi.

Informarsi meno, ma farlo meglio

Se acquisire informazioni e notizie è un fatto buono ed eticamente doveroso, c’è da dire che farlo in maniera compulsiva, anche involontariamente, non mettere cioè mai un filtro a tutto ciò che vediamo e leggiamo sui social network è assolutamente controproducente.
Un’alternativa al doomscrolling è quella di creare la propria lista di fonti attendibili (giornali, siti web) e consultarla con cadenza precisa, ad esempio una o massima due volte al giorno.
Si può inoltre pensare di limitarsi nell’accesso ai social network soprattutto quando il loro uso avviene in funzione di noia, apatia, mancanza di risorse.
Dedicare il proprio tempo ad un hobby o uno sport, telefonare ad un amico o leggere un libro sono di certo metodi più proficui per impegnare anche le lunghe giornate del periodo pandemico che stiamo vivendo.
La tendenza a “negativizzare” il reale non è un tratto della personalità. Ci sono, certo, caratteri più pessimisti di altri, ma questa vera e propria ondata di notizie brutte e devastanti può mettere a dura prova anche gli animi più solari ed entusiasti. La fragilità della complessa situazione globale che stiamo affrontando, inoltre, non aiuta a sentirsi più al riparo.

Doomscrolling e riposo: quale correlazione?

Influendo grandemente sul sistema nervoso, provocando ansia, attacchi di panico, depressione, il doomscrolling è strettamente collegato al riposo. Recenti studi sull’utilizzo di smartphone e tablet da parte dei più giovani hanno poi evidenziato come siano proprio le ore serali, in particolare il momento dell’addormentamento, quelle dove si abusa di più dei social network.
Notizie cattive, tragiche, dolorose, si fissano nella mente fino a condizionare la quiete del riposo.
L’uso di smartphone per questo tipo di attività è dunque fortemente sconsigliato la sera.

Yoga Nidra: addormentarsi non sarà mai stato così piacevole

Le pratiche di rilassamento e di meditazione utili per giungere più serenamente al riposo sono davvero molte. Oggi ci concentriamo sullo Yoga Nidra (dal sanscrito, sonno) ovvero una tecnica messa a punto e studiata dal maestro Swami Satyananda Saraswati.

Yoga Nidra: cos’è

Per Nidra si intende uno stato di sonno che potremo definire attivo, dinamico: ciò che si cerca di raggiungere, attraverso la pratica, non è dunque il normale stato di “incoscienza” del riposo notturno quanto piuttosto quella condizione in cui il corpo è addormentato ma la mente è cosciente.
Lo Yoga Nidra, che nasce dall’osservazione e dalla combinazione anche di pratiche tantriche, in particolar modo quella di focalizzare la mente e l’attenzione su un punto (nyasa) è una tecnica di rilassamento curativa e ottimale per tutti coloro che vivono momenti particolarmente stressanti, che si sentono sopraffatti dall’ansia, dalle preoccupazioni, dalla stanchezza.

Quando e come praticare Yoga Nidra

Lo Yoga Nidra, seppur estremamente correlato al sonno, non è da praticarsi solo prima di andare a letto ma, anzi, è perfetto come esercizio di release dopo un’intensa giornata di lavoro o magari come pratica di rilassamento prima di un accadimento importante che richiede tutta la nostra presenza e concentrazione.
Per immergervi nella pratica Nidra non avrete bisogno di attrezzi o strumenti particolari se non un tappetino e una guida. Eh sì, poiché anche se non si tratta di posizioni complesse o esercizi da professionisti, è sempre meglio farsi guidare da un maestro, una figura che sappia “indirizzare” la tecnica e vigilare sul vostro stato di rilassamento.
Una pratica benefica e ristoratrice di Yoga Nidra può durare dai 20 ai 60 minuti. Se attuata correttamente, si stima che possa corrispondere all’organismo l’equivalente di 4 o 5 ore di sonno.

Perché praticare Yoga Nidra

Lo Yoga Nidra, che si articola in una serie ben definita di fasi che vanno dall’assumere la posizione corretta alle visualizzazioni, passa per dei principi fondamentali legati alla consapevolezza. Essa non riguarda soltanto la mente ma anche il respiro e gli organi.
Attraverso l’individuazione del proprio sankalpa – il seme del cambiamento, il proposito, la motivazione personale – la coscienza di esso e le visualizzazioni, si può arrivare a sciogliere le tensioni fisiche ed emotive, a prendere più forza nelle proprie decisioni, a curare noi stessi con le fragilità e le resistenze.
Si può, in altre parole, comprendersi ed accettarsi.

Yoga Nidra e riposo: due facce della stessa medaglia

Praticare Yoga Nidra può essere estremamente utile e benefico per tutte le persone che soffrono di disturbi del sonno o hanno difficoltà ad addormentarsi.
Il riposo, come si sa, dipende sia dalle condizioni fisiche che dalle abitudini, dall’alimentazione come dai nodi emotivi che ognuno di noi ha. Questi nodi, queste piccole fratture, possono a lungo andare incidere sull’umore, sulla tranquillità, sullo stato d’animo. Parole chiave per un buon riposo.
Ecco allora che una pratica di rilassamento attivo, un esercizio in cui si lascia andare il corpo e si guida la mente verso sensazioni di luce, propositi e desideri, potrebbe essere l’ideale per imparare a respirare meglio, a rilassarsi e di conseguenza… a dormire.

ZenO si conferma il miglior materasso secondo i test di Altroconsumo

Arrivare al top non è semplice. Confermarsi è ancora più difficile. Ma il materasso ZenO è riuscito in questa impresa. Per il secondo anno consecutivo, infatti, è stato giudicato il miglior materasso in assoluto fra tutti quelli testati da Altroconsumo.

Un risultato importante e prestigioso, che ripaga l’azienda di tutti gli sforzi fatti e dell’impegno profuso per riuscire a realizzare un materasso a zone che andasse bene praticamente per tutti.

L’importanza delle prove sul campo

I test abituali di Altroconsumo, del resto, in maniera del tutto imparziale, hanno confermato quello che già sapevamo, analizzando caratteristiche come rigidità, isolamento termico e intensità dell’effetto memory, o prestazioni, come sostegno del corpo, permeabilità e elasticità puntuale, durabilità nel tempo dei vari materassi esaminati.

Un materasso a cinque stelle

Gli anni di studio e di test fatti sull’ergonomia del corpo hanno portato il materasso ZenO a raggiungere 81 punti nella classifica di qualità globale (su un massimo di 100 punti a disposizione).
Andiamo a scoprire nel dettaglio delle singole voci analizzate anche gli altri punti di forza individuati da Altroconsumo: ZenO ha ottenuto cinque stelle (cioè il massimo) nei test sull’elasticità puntuale e sulla durata del materasso, che anche a distanza di anni è capace di mantenere intatte tutte le sue caratteristiche. Ottimo punteggio, quattro stelle, anche per il sostegno complessivo del corpo, sia con corporature esili che con corporature robuste, e per la traspirabilità.

Qualità Made in Italy

Ma cerchiamo di capire perché il materasso ZenO, completamente Made in Italy, è così unico nel suo genere, al punto da essere adatto a tutti e al tempo stesso al massimo dell’avanguardia tecnologica nel settore.
Gran parte di questi risultati è dovuta ai materiali scelti e alle tecnologie costruttive. Quello di ZenO è un materasso composto da tre strati di schiuma di poliuretano a diversa densità.

Tre strati di perfezione

Il primo strato, quello più vicino alla pelle di chi lo utilizza, è composto da 4 cm di schiuma memory ultra traspirante ZenO Air, che favorisce il continuo passaggio di aria attraverso il materasso ed è circa 40 volte più traspirante delle normali schiume memory presenti sul mercato.

Il secondo strato (altri 4 centimetri) è costituito da una lastra centrale di memory ultradenso (70 kg/m3) che regala una grande sensazione di confort e di galleggiamento data dalla forte spinta: è uno strato in grado di adattarsi perfettamente al corpo, diminuendo i punti di pressione e garantendo performance invariate nel tempo a tutto il materasso.

Il terzo strato, di circa 15 centimetri, è la base del materasso, composta da schiuma di supporto in Acty Foam che garantisce sostegno, traspirazione e durabilità. Una schiuma robusta e indeformabile nel tempo (densità 35 kg/m3), progettata per garantire zone di supporto differenziali e diminuire i punti di pressione per qualsiasi fisionomia e corporatura.

I dettagli fanno la differenza

Ma anche i dettagli fanno la differenza. Il rivestimento per esempio. Il tessuto che riveste il materasso ZenO è il Tencel®, un mix di Tencel e Bio Cotone, derivato dalla pasta di cellulosa dell’albero di eucalipto che è particolarmente indicato anche per i bambini con meno di 3 anni per le sue qualità ipoallergeniche e termoregolatrici.

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Il sonnellino pomeridiano fa bene? Via libera da ricerche e studi

Abitudine irrinunciabile per alcuni, piacevole sollievo da concedersi nel week-end o nei giorni liberi per qualcun altro, quello del sonnellino pomeridiano – la famosa pennichella – è un momento salutare e ristoratore per il nostro organismo, e per l’equilibrio psico-fisico che può portare numerosi vantaggi.

Il riposino: chi ne può trarre giovamento

Alcune categorie di individui, soprattutto gli over 65 e i bambini, sono fra i maggiori fruitori (e beneficiari) della pennichella: proprio per quanto riguarda i bambini, un recente studio compiuto dall’Università di Tucson (Arizona, Usa) ha messo a confronto due gruppi di piccoli partecipanti al test – il primo composto da bambini di 3 anni abituati a dormire nelle ore pomeridiane mentre il secondo composto da bambini non avvezzi al riposino – ed ha potuto constatare come le performance mnemoniche, legate alla capacità di apprendimento di alcune parole, siano più efficienti e migliori nel primo gruppo di bambini, ovvero quelli abituati al riposino.

Anche per quanto riguarda gli over 65 si è visto come la pratica del riposo pomeridiano abbia effetti benefici sull’organismo in particolare per coloro che soffrono di:

  • pressione alta
  • problematiche cardio-vascolari
  • ansia e stress

Ciò che è stato più evidente, insomma, sono i risultati positivi del riposo pomeridiano sulle facoltà della memoria: dormire qualche minuto dopo pranzo aiuta la mente a rielaborare meglio le informazioni e a rafforzarsi con lucidità.

Consigli utili per un sonnellino che rilassa e ricarica:

Se è chiaro, dunque, che il riposo pomeridiano non può che far del bene al nostro organismo, va detto che esso ha anche delle “regole” a cui attenersi.
La prima concerne soprattutto la durata: NO a sonnellini troppo lunghi, che superano i 60 minuti, e che andrebbero ad intaccare anche il ritmo sonno-veglio notturno, da lasciare invece inalterato e in equilibrio.

Un altro punto fondamentale riguarda la comodità del riposino e il benessere della colonna vertebrale: NO a improbabili posizioni di addormentamento su poltrone, sdraio o divani (sottoporre le vertebre del collo, per un tempo prolungato, a sforzi o tensioni è assolutamente nocivo) ma piuttosto prestate molta cura al materasso e ai cuscini del vostro letto perché riposare bene è riposare meglio.
Lo scheletro e le vertebre devono essere sostenute, il peso si deve uniformare sul supporto, il cuscino deve essere pensato a misura vostra.

Una piccola nota in più: l’alimentazione

Nel complesso meccanismo di regolazione sonno-veglia sappiamo che una funzione fondamentale la svolge proprio l’alimentazione: quello che mangiamo influisce enormemente sulla qualità e la quantità del riposo dunque è necessario, in special modo quando parliamo di sonnellino pomeridiano, non abbuffare mai lo stomaco, a pranzo, con cibi troppo raffinati, calorici o pieni di zucchero.
Questo produrrebbe un eccesso di stanchezza e la pennichella si trasformerebbe così in una lunga dormita che sbilancerebbe il consueto equilibrio del sonno.
Bilanciate bene i piatti e gli ingredienti del vostro diario alimentare, senza eccessi.
Così facendo potrete concedervi senza problemi anche un piacevole e breve sonnellino dopo il pasto: un momento intimo, vostro, di sollievo e serenità.