Dal letto alla francese al King size: le dimensioni del letto si sono evolute

Gli spazi dell’abitare sempre in continua trasformazione, con mono e bilocali che aumentano esponenzialmente nelle nostre città compatte e popolose, nuove esigenze e stili di vita, più frenetici e funzionali, i numerosi e recenti cambiamenti sociali a cui siamo stati sottoposti per far fronte ad emergenze improvvise come quelle pandemiche, che tanto hanno tolto e rivoluzionato nel modo in cui si percepiscono e si vivono i luoghi, insomma…tante e diversificate sono le ragioni per cui le nostre case, oggi, sembrano assai diverse da come apparivano anche solo trent’anni fa.
Si tratta di motivazioni endemiche, o strutturali, sicuramente anche economiche, sociali: la casa è oggi “un investimento”, un punto d’appoggio, una rendita per affitti brevi o turistici.
Il design deve essere proporzionato ma funzionale, minimal, essenziale per contenere tutto quello che è necessario per vivere in maniera facile e veloce.
Cosa c’entrano, però, in tutto questo anche…i materassi?
Ebbene, proprio il letto, o meglio il sistema letto, con tutti i vari elementi di cui è composto, ha seguito i cambiamenti e le rivoluzioni del nostro stile di vita ed ecco che le dimensioni dei materassi prendono nuove caratteristiche e tipologie.
Scopriamole insieme in questo articolo.

Il materasso singolo

Il materasso singolo, che qualcuno vorrebbe vedere scomparso o sempre più in disuso, in realtà è ancora una tipologia di letto utilizzata. Specialmente per stanze per gli ospiti, per chi vive in spazi piccoli o deve approntare temporaneamente una sistemazione di fortuna, il letto singolo è una risorsa utile e sempre valida.
La dimensione standard dei materassi singoli era generalmente 80×190. Oggi, però, ci attestiamo sempre più spesso sugli 80×200 o addirittura 90×200.
Come a dire… singoli si, ma comunque materassi ben confortevoli e più spaziosi.

Il letto alla francese

Il letto alla francese, di 140×190 (o 200 cm), chiamato anche “letto antico napoletano” è una scelta molto comune, specialmente per le giovani coppie che spesso nelle loro abitazioni si vedono costrette a sacrificare un po’ di spazio in nome della funzionalità e della praticità del vivere quotidiano.
Si tratta di una misura passepartout, una sorta di jolly, che in Francia viene appellato come grand lit, appena più ristretto di un matrimoniale standard ma comunque confortevole per trascorrere notti serene e rigeneranti.

Letto matrimoniale e ad una piazza e mezzo

Il letto matrimoniale standard, ovvero 160×190, subisce spesso uno scarto in lunghezza di ben 10 centimetri, arrivando anche ai 2 metri.
Proprio in favore di zone notte e camere più ristrette, spesso viene sostituito da letti alla francese o ad una piazza e mezza (specialmente per giovani e single).
Il letto da una piazza e mezzo ha misura di 120×190 (o 200 cm) ed è comunque molto comodo da gestire ma certo non troppo adatto a chi dorme in due ed ha un sonno molto movimentato.

Letto King Size

Le misure king size, ovvero 180×200 o addirittura 210 sono sempre più in voga in tante parti del mondo: che sia per il generale aumento di altezza e peso della popolazione mondale, con una tendenza sopra la media a stazze e corporatura oversize, o che sia la fascinazione di grandi letti visti nei film o sulle riviste patinate come compendio di sontuose camere da letto di vip e personaggi celebri, oggi tutti vanno pazzi per le grandi dimensioni.
Si tratta indubbiamente di scelte comodissime, ma da valutare con attenzione in base alla capienza e alle misure della stanza da letto.
Sarebbe un peccato, nonché un grande svantaggio, avere un letto ingombrante che compromette la funzionalità e anche il “respiro” della stanza, soffocandone i volumi.

Earthing… a piedi nudi per dormire meglio

“Barefoot in the park” (A piedi nudi nel parco) è un bellissimo film diretto da Gene Saks nel 1967 con protagonisti Jane Fonda e Robert Redford. Il nostro articolo di oggi, però, non tratterà di cinema ma volevamo prendere spunto, e rendere omaggio, ad una pellicola che contiene nel titolo qualcosa che invece ci riguarda da vicino. Parleremo infatti di “earthing”, ossia una buona pratica ed abitudine che consiste nel camminare scalzi sulle superfici della terra, in particolar modo sull’erba.

Earthing: di cosa si tratta?

Traendo origine, nel significato, proprio dal mondo anglosassone (earth: in inglese terra), questa pratica è in realtà qualcosa di molto antico ed ancestrale, basti pensare ai popoli antichi o tribali.
Anche se oggi, col cemento che invade le nostre strade e le scarpe con suole di gomma (dunque isolanti) ci pare impensabile anche solo valutare l’idea, in realtà camminare scalzi apporta numerosi benefici all’organismo in quanto la terra, con la sua naturale carica elettrica ed energetica, è di fatto un campo magnetico.
Il nostro corpo, parimenti, emana scariche, flussi e onde vibrazionali: con la gomma delle suole, però, è come se isolassimo la nostra energia non lasciandola fluire insieme a quella della terra. Siamo, in altre parole, schermati.
È sempre un bene, tuttavia?
Senza scendere in dettagli astrusi e riflessioni troppo complesse, ci sono molti studi sull’earthing – come quelli condotti da Clinton Ober, Stephen T. Sinatra e Martin Zucker – che indagano circa le possibilità e i benefici di riappropriarsi di un’abitudine sana, rigenerante, riequilibrante, in grado di connettere il nostro flusso di onde interne con il ritmo e le energie della terra.

I benefici di fare earthing

Ovviamente non stiamo parlando di nulla di estremo e azzardato: non suggeriamo di andare a lavoro scalzi, nelle grandi metropoli in cui sempre più viviamo. Si potrebbe, tuttavia, provare a toglierci le scarpe per passeggiare nel giardino di casa, in un parco, nella propria abitazione, sul lungomare.
Appena ci si sente comodi per poter camminare in sicurezza scalzi, potrebbe essere davvero una buona abitudine – anche per i più piccoli, che col loro istinto primordiale spesso lo fanno anche da soli – quella di rimuovere le scarpe e calpestare il suolo, fermarsi a respirare, lasciar passare e scorrere l’energia che si irradia dalle piante dei piedi.
Secondo la medicina tradizionale cinese, infatti, proprio dal piede passano numerosi meridiani che sono fondamentali per dare linfa e ristabilire armonia e vigore ai vari organi del corpo.

Earthing e sonno

Fra i vari benefici del fare earthing troviamo:

• La riduzione di infiammazioni e dolori cronici
• Effetti calmanti e rigeneranti su tutto il nostro corpo
• Effetti calmanti sulla mente
• Riequilibrio dei chakra
• Miglioramento del sonno

Proprio sul benessere del riposo, infatti, si focalizzano recenti studi in materia, provando a stabilire una connessione fra la pratica di camminare scalzi e la ripresa di un sonno qualitativamente e quantitativamente più soddisfacente e prolungato.
Dunque…che fare? Ci togliamo le scarpe per sentire il battito e il ritmo naturale della terra?

Sonno adolescenziale: come affrontarlo

L’adolescenza: quel momento così caotico, vitale, entusiasmante nella nostra vita di esseri umani in cui accadono numerosi processi fisici e le cose si rivoluzionano, gli ormoni viaggiano all’impazzata, cambia la voce, cambia l’umore, si diventa più responsabili, più forti e pian piano…più adulti. Che meravigliosa occasione, insomma, l’adolescenza.
Vero è, si sa, che questa fase della crescita porta con sé talvolta anche delle difficoltà che si potrebbero descrivere come delle piccole insidie – ad esempio nella gestione del sonno – che vanno imparate a comprendere e affrontare in maniera razionale e pratica.

“Generation Sleepless: Why Tweens and Teens Aren’t Sleeping Enough and How We Can Help Them” è un libro molto interessante scritto a quattro mani da Heather Turgeon e Julie Wright, psicoterapeute ed esperte del sonno, che racconta in maniera approfondita quali sono alcuni dei principali disturbi che coinvolgono il sonno nella fase adolescenziale, mostrando e analizzando i risultati di vari studi e ricerche e fornendo dei piccoli ma utilissimi consigli per accompagnare verso la buonanotte i nostri figli, fratelli, amici, durante questo delicato momento della vita.
Se dai 6 ai 10 anni, infatti, i bambini sembrano fatti quasi “di gomma” e possono correre e saltare per ore ed ore, cadere e rialzarsi, giocare e non sentire mai la fatica e poi improvvisamente piombare per ore in uno stato di grazia e riposo, già quando iniziano le scuole medie, le cose sembrano cambiare precipitosamente.
Con il mutare di alcuni processi ormonali (la primavera del corpo) cambia anche la gestione del riposo: ecco allora che proprio durante la fase adolescenziale, in un range di tempo che indicativamente possiamo collocare fra gli 11 e il 17 anni di età, prendono avvio i fenomeni più curiosi, bizzarri, legati anche alle abitudini del riposo che però vale sempre la pena monitorare e tenere sotto controllo.

Se una notte, o una serie, con orari di addormentamento e risveglio sballati e poco regolari non inficia in nulla il normale andamento delle funzioni vitali e della routine giornaliera, il consolidamento di pratiche scorrette o di meccanismi di privazione del sonno, può alla lunga risultare nocivo e difficile da riequilibrare.
Il principio di base, dunque, è… Prima e meglio si interviene, meglio sarà per i nostri adolescenti.
Potremo però partire anche dall’eliminazione di cattive abitudini al fine di stabilire una corretta igiene del sonno.

Ad esempio, se i vostri figli guardano troppo lo schermo di tv, tablet o cellulari prima di addormentarsi, sappiate che questo intossicherà il loro riposo in maniera enorme.
Se mangiano di notte o si abbuffano (specialmente con cibi spazzatura o troppo elaborati) immediatamente prima di coricarsi, questo appesantirà il loro sistema digestivo e, di conseguenza, il sonno.
Se non si danno delle regole – ma per non far sentire troppo il peso dell’imposizione potremo chiamarlo “diario” – basato su un poco di disciplina e molta regolarità, almeno negli orari, gli adolescenti potrebbero rischiare di perdersi e di introiettare meccanismi di gestione e regolazione del sonno sbagliatissimi.
Andare a letto e svegliarsi sempre più o meno alla stessa ora potrebbe già essere un buon punto di partenza per i primi passi della tabella di marcia.
L’adolescenza passa, si sa…ma durante il suo corso è bene dormire correttamente.

Ansia da prestazione sportiva e riposo: come rimediare?

Quante volte, prima di una gara, avete passato le notti contando le pecorelle? O peggio ancora, immaginando minuziosamente ogni dettaglio, ogni possibilità, della prestazione che avreste affrontato l’indomani, caricando il vostro stato emotivo di un certo peso, una grande responsabilità, una tensione per nulla positiva che poteva rischiare, di fatto, di risultare assai controproducente?
Ebbene, cominciamo col dire che è tutto sotto controllo e in un certo senso, regolare.
Specialmente quando si è giovanissimi o adolescenti, quando si vive lo sport in maniera ansiogena e ancora eccessivamente competitiva, ci sta di dover accordare i suoni e trovare, pian piano, il proprio equilibrio mentale, quella tranquillità interiore che riesce ad allentare le paure e le ansie legate alla performance sportiva focalizzandosi, invece, solo sulle potenzialità e le energie a disposizione per dare il meglio di sé, sia che si pratichi una disciplina individuale che uno sport di gruppo.

Il riposo, però, è una componente fondamentale della gara: sia per una questione di recupero mentale e fisico connesso allo sforzo prodotto, sia per il benessere psicologico che va a trovare nel sonno dei piccoli ma fondamentali momenti di ristoro, di benessere, che tanto possono giovare alla vostra esibizione/prestazione.
E allora, se soffrite di insonnia o disturbi del sonno pre-gara, come poterne uscire vittoriosi?

Sicuramente bisogna dare grande importanza alla qualità del supporto su cui andate a riposare. Ci sono sportivi professionisti che quando viaggiano in trasferta per le manifestazioni a cui devono partecipare tengono ad essere molto scrupolosi e intransigenti sui materassi e i cuscini da utilizzare nelle loro camere di albergo.
Pensate sia un vezzo da “celebrità?” Niente affatto! Questo fa tutto parte dell’igiene del sonno e delle buone pratiche che ognuno, sportivo o meno, dovrebbe sempre tenere in massima considerazione per riposare al meglio.
Oltre, quindi, ad accorgimenti fondamentali come:

  • Prestare attenzione all’illuminazione e all’inquinamento acustico della stanza da letto, riducendo rumori pesanti ed evitando di guardare gli schermi di tv, tablet e cellulari prima di addormentarsi
  • Mantenere una dieta equilibrata, seguendo con costanza orari fissi per i pasti e per l’addormentamento
  • Evitare cibi “pericolosi” per il sonno
  • Concedersi una mezz’ora di stretching e/o di meditazione prima di coricarsi

È necessario anche guardare alla qualità e alle prestazioni del materasso e, più in generale, del sistema letto su cui ci si va ad adagiare. Ad esempio, avere la fortuna di riposare su materasso ergonomico, che segue la fisionomia individuale, ridistribuendo il peso in modo tale da far fluire meglio il sangue e facilitare il recupero muscolare, è un notevole benefit per gli sportivi che andranno ad affrontare una gara importante nei giorni successivi.
Proprio chi pratica molta attività fisica, ha infatti un bisogno maggiore di far “respirare” e distendere i propri muscoli nonché di tenere sempre – anche e soprattutto nel sonno, quando i movimenti che compiamo sono spesso involontari – una postura corretta che non vada a gravare su schiena e collo.
Chi dorme meglio si sa, vince di più. Perciò…in bocca al lupo cari sportivi!

Sonno e viaggi: correlazioni e curiosità per chi ha sempre la valigia in mano

Ah, viaggiare! Quella bellissima esperienza che negli ultimi anni, a causa dell’emergenza pandemica che ha imposto restrizioni e chiusure, ci ha visti costretti a riporre in soffitta valigie e mappamondo, sta tornando gradualmente a riprendere vigore e importanza nella quotidianità delle persone sia sotto forma di viaggi di lavoro che momenti di svago.

Viaggiare arricchisce la mente e lo spirito: già…ma che effetto fa al corpo, e in particolare al nostro riposo?
Tanti sono gli studi che si sono concentrati sul binomio sonno – viaggio, come quello dei ricercatori della Technical University of Denmark che ha mostrato come più fusi orari si cambiano per raggiungere la destinazione, maggiore è l’impatto sulla perdita di sonno.
Monitorando un discreto numero di passeggeri in un tempo cospicuo di anni, i ricercatori hanno poi cercato di analizzare i dati sulle variazioni del riposo divise per giorni feriali e giorni festivi, collegandoli a chi solitamente dorme più o meno di 6 ore per notte.
Spesso, proprio le persone che in genere dormono meno di 6 ore nei giorni feriali a casa, vanno a letto prima nelle notti feriali quando viaggiano. Invece, coloro che dormono 7.5 ore o meno a casa vanno a letto prima nelle notti di viaggio del fine settimana. I partecipanti alla ricerca, si è inoltre visto, tendono a svegliarsi più tardi nei giorni feriali ma prima nei fine settimana.

Se non avete mai sentito parlare del cosiddetto fenomeno del Jet Lag sociale, allora, qui è il caso di accennarlo. Si tratta della differenza di tempo riposato durante la settimana lavorativa rispetto al weekend. In molti, infatti, sia per esigenze professionali che per una (cattiva) abitudine, tendono a ridurre le ore di sonno nei giorni feriali, addormentandosi più tardi la sera, pensando di recuperare tutte le energie durante il weekend con lunghe dormite mattutine o riposini pomeridiani di qualche ora.

Mai niente fu più sbagliato: il ritmo circadiano infatti non è una “molla” che si allunga e si restringe a nostro piacimento ma un preciso orologio biologico interno, basato sul sistema luci – ombre, che davvero regola alcuni processi fisiologici – come il sonno – in maniera costante e rigorosa.
Bisogna cercare di darsi una routine, degli orari, e rispettarli il più fedelmente possibile.
Quando si viaggia, ovviamente, questo non è possibile: ci sono le coincidenze di voli e treni, i fusi orari, gli impegni di lavoro se si tratta di un business trip, o le tante cose da fare o visitare durante il vostro soggiorno di piacere all’estero.

Se la prima o le prime due notti fuori sono spesso un incubo per la difficoltà di prendere sonno e recuperare, dal terzo giorno in poi tutto sembra migliorare e il corpo riprende con grande intelligenza ad abituarsi anche se “lontano da casa”.
Quello che è necessario fare, allora, soprattutto per chi si trova a viaggiare molto all’estero è mantenere una corretta igiene del sonno, accertarsi di riposare sempre – in hotel o appartamenti – su materassi e cuscini di buona qualità, facilitare l’addormentamento con tecniche di rilassamento e allontanare fonti di inquinamento acustico e visivo dalla propria camera da letto.
Per il resto…Buon viaggio!

L’ora giusta per dormire: studi e consigli utili

Esiste un’ora giusta, l’ora perfetta, per addormentarsi? Beh, a seguire i risultati di uno studio pubblicato sull’European Heart Journal e svolto su un campione di quasi 90.000 persone, donne e uomini, tra il 2006 e il 2010, forse non c’è un tempo esatto ma sicuramente un orario migliore in cui addormentarsi per prevenire malattie cardiovascolari.
Stiamo parlando del lasso di tempo che va dalle 22 alle 23 (e dalle 23 a mezzanotte con l’ora legale dell’estate): è proprio seguendo, attraverso misurazione con accelerometro da polso, e non con meccanismi di auto misurazione o questionari del sonno, le abitudini del campione analizzato che si è arrivati a vedere come, dopo 6 anni dall’inizio dello studio, circa 3.000 persone hanno iniziato a soffrire di malattie cardiovascolari. Di queste, chi si coricava dopo mezzanotte o prima delle 22, sviluppava il 25% di probabilità in più di ammalarsi rispetto a coloro che si attestavano nella fascia di addormentamento 22-23.
Ancora una volta, dunque, si capisce come il ritmo circadiano, ovvero l’orologio biologico interno che regola le nostre abitudini basandosi sul sistema luce – ombra, è un potente indicatore di come può funzionare il nostro organismo, nonché uno strumento utile per capire quali comportamenti sani e benefici dobbiamo adottare per vivere meglio.
Impostare una routine regolare del sonno, basata su orari fissi di addormentamento e risveglio, ci aiuta ad essere più in forma: assenza e presenza di luce ci “guidano” nel nostro ritmo biologico interno basato sulle 24 ore.
Inutile, dunque, cercare di rimanere svegli più a lungo, la sera, magari abusando nell’utilizzo della tecnologia con smartphone, tv o tablet, estremamente nocivi per il riposo.
Inutile, insomma, forzarsi ad essere ciò che non si è, facendo le ore piccole se in realtà continuiamo a sbadigliare o sentirsi esausti: il nostro corpo manda chiari segnali dei bisogni e le necessità che lo coinvolgono, bisogna imparare a conoscerlo e rispettarlo.
Fa benissimo, quindi, chi si concentra su qualche buona abitudine e stile di vita come ad esempio la meditazione, gli esercizi di stretching e il rilassamento fisico, da praticare prima di addormentarsi. Oppure chi si dedica alla lettura di un buon libro, accompagnata da una tisana calda con fiori ed erbe rilassanti da sorseggiare prima di abbandonarsi fra le braccia di Morfeo.
Tantissimi sono i consigli che si potrebbero dare per riposare più serenamente ma, su tutti, ciò che è davvero importante da ricordare è di non focalizzarsi ostinatamente sulla quantità di ore di sonno ma sulla regolarità.
Ciò che è importante, per il nostro corpo, è avere un ritmo scandito e seguirlo il più possibile con costanza, aiutandosi con pratiche rilassanti e salutari che distendono la muscolatura e alleggeriscono i pensieri.
Più yoga serale, e meno tv o social media: cenando presto e lasciando il tempo allo stomaco di digerire il pasto, potremo essere a letto per le 22:30, definendo quest’orario come un buon compromesso per la qualità del riposo, da una parte, e per le gli impegni e la routine quotidiana, dall’altra.

Sudorazione notturna: cosa sappiamo e come intervenire

La sudorazione notturna è un problema che colpisce circa il 40% della popolazione, in diverse fasce di età – principalmente donne – e che può avere diverse cause scatenanti.
Chi ne soffre spesso si trova in difficoltà, soprattutto quando e se deve dormire con altre persone, manifestando ansia, disagio e senso di inadeguatezza.
Pur essendo un disturbo da non sottovalutare, dovendo andare a capire ciò che lo genera, possiamo dire che i rimedi e i consigli per attenuare le crisi di sudorazione notturna sono molti. In questo articolo li analizzeremo per far sì che il vostro riposo torni regolare e alla giusta temperatura.

Sudorazione notturna: le cause

Ripetuti episodi di sudorazione eccessiva durante la notte, da non confondere con le più comuni vampate di calore, possono essere legati a:

• Menopausa
• Disfunzioni ormonali (problemi del sistema endocrino, disfunzioni tiroidee, diabete)
• Infezioni o infiammazioni acute
• Controindicazioni nell’uso di specifici farmaci
• Stile e abitudini di vita sbagliate
• Gravidanza e post parto

Se le vampate di calore, spesso collegate alla menopausa, hanno durata breve e si ripetono ciclicamente durante la giornata, quello della sudorazione notturna è un fenomeno abbastanza specifico e non solo femminile, che può durare anche a lungo.
Il sistema endocrino, dunque tutto ciò che afferisce al corretto funzionamento ormonale, può essere la chiave di volta dell’indagine: bisogna anzitutto escludere complicazioni più serie da un punto di vista clinico.
Abitudini e stili di vita sbagliati sono un’altra causa piuttosto comune nel contribuire all’eccessiva sudorazione notturna. Chi beve troppo caffè o alcool, si abbuffa nei pasti serali, fa abuso di medicinali per lunghi periodi è più soggetto a sviluppare questo disturbo.
In ogni caso, se il fenomeno si ripresenta continuamente e non riuscite a monitorarlo correttamente, rivolgetevi ad un medico specialista.

Sudorazione notturna: i rimedi

Per evitare di sudare eccessivamente durante la notte, mettendo a repentaglio il vostro riposo (o l’imbarazzo di fare una brutta figura con le persone con cui dormite) cercate di regolare attentamente la temperatura della stanza, e osservate i livelli di umidità/secchezza dell’aria.
Tendete ad agire per difetto coi gradi, perché un ambiente troppo caldo non è la soluzione più congeniale per voi.
Abiti e biancheria, compresa quella da letto, devono essere traspiranti, comodi e in fibre naturali.
Bevete un bel bicchiere di acqua fresca prima di coricarvi e praticate delle sessioni di meditazioni o esercizi rilassante.
Fate enorme attenzione al materasso su cui vi adagiate ogni notte: la qualità non è mai abbastanza, se soffrite di eccessiva sudorazione notturna. Il supporto deve garantire un buon ricircolo dell’aria nel materasso.
ZenO, ad esempio, vanta la sua schiuma memory ultra traspirante “ZenO Air”, progettata per favorire proprio il continuo passaggio d’aria nel materasso. Da test è 40 volte più traspirante delle schiume memory presenti sul mercato.
La sudorazione eccessiva non è “marchio di fabbrica” o qualcosa con cui dovete imparare a convivere, accettando per abitudine, magari pensando “sono fatto così”, sudo un po’ più degli altri”.
Si può e si deve intervenire, tornando ad avere notti piacevoli, fresche, e non interrotte dalla fastidiosa sensazione di calore che arriva anche a svegliarci.

Sonno e (cattivo) umore: tutto quello che c’è da sapere

“Oggi non ti si può proprio dir niente. Hai dormito male per caso?” È quasi matematica la certezza per cui almeno una volta nella vita, chiunque, si sia sentito dire questa frase; magari al mattino, in ufficio o da un familiare.
E come mai la correlazione fra umore e sonno è così ovvia, così data per scontata, da essere arrivata perfino nei modi di dire e nelle opinioni comuni?
Beh, la risposta è semplice: fin dai tempi antichi, infatti, si è cominciato a sostenere l’importanza di un riposo ristoratore e di qualità in grado di influire sul buonumore e viceversa, la pericolosità di situazioni legate all’assenza di sonno, le notti passate in veglia a “contare le pecorelle” – per usare un altro modo di dire – che ci lasciano irascibili e nervosi con l’arrivo del sole.
Ma che cosa sappiamo, ad oggi, di questa correlazione? Leggete l’articolo per capirlo meglio.

Sonno e umore: e se tutto sta…nei geni?

Attraverso numerosi studi e ricerche, come quello pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, portato avanti dagli scienziati dell’Università della California di San Diego, quando parliamo di disturbi dell’umore e sonno ci focalizziamo sempre di più sulla genetica e sul funzionamento del ritmo circadiano.
Questo, una sorta di orologio biologico interno basato sul sistema luci-ombre, influenza non soltanto le nostre abitudini quotidiane ma può incidere anche sugli stati umorali che proviamo.
Lo studio di cui abbiamo appena accennato, ad esempio, attraverso esperimenti su esseri e umani e cavie ha ipotizzato il ruolo del gene PER3 come “facilitatore” nell’adattamento ai cambi di stagione. I topi creati con gene PER3 non funzionante, infatti, hanno mostrato sintomi di depressione correlati alla diminuzione della luce.
Umore, ritmo circadiano e sonno hanno un rapporto molto stretto e delicato: imparare a conoscersi vuol dire, ad esempio, conoscere il proprio cronotipo per aiutarci a seguire orari e abitudini più funzionali al nostro “modello”, attraverso i quali possiamo restare più in forma e di buonumore.
La depressione stagionale, i disturbi dell’umore legati al sonno, la tristezza mattutina sono spesso diversi riflessi di un unico disagio.

Come migliorare il proprio umore dopo…una nottataccia

Riuscire a ritrovare il sorriso e la tranquillità dopo una notte passata insonni non è cosa semplice, ma nemmeno impossibile. Si può provare, anzitutto, a seguire poche e semplici regole base.

• Dopo esservi alzati, prima di fare colazione e dedicarvi alle vostre attività quotidiane, spendete dieci o venti minuti in meditazione, o eseguendo una sequenza basilare di esercizi di stretching e sul respiro.
• Non gettatevi immediatamente sul cibo, che sia una ricca colazione mediterranea o un semplice caffè espresso. Abituatevi a salutare la giornata con un bicchiere di acqua tiepida, da sorseggiare in più riprese, per depurare l’organismo.
• Anche se dovete scappare immediatamente a lavoro o a sbrigare le vostre faccende di tutti i giorni, ritagliatevi 15 minuti – passeggiando – all’aria aperta. (Può essere anche parte del tragitto casa – lavoro). Ascoltate la vostra musica rilassante preferita, evitando call routinarie e sfiancanti di primo mattino.

Seguendo questi pratici consigli, forse la giornata non prenderà subito una piega diversa, ma col passare delle ore sicuramente ne beneficerà.
Provare…per credere.

Dormire nudi fa bene alla salute e al riposo

Avete letto proprio bene, sì. Nel caso foste grandi sostenitori di pigiama di pile, felpe e calzini pesanti in pieno inverno, dobbiamo darvi una spiacevole notizia. Dormire nudi aumenta di gran lunga il benessere del vostro riposo.
Ce lo dice recentemente anche un’indagine inglese commissionata da thedozyowl.co.uk che ha monitorato il sonno di più di 2.500 volontari arrivando a concludere che la fase REM dura più del 20% per chi si addormenta…senza veli.
Bannate, dunque, le maniche lunghe e i calzini tirati su fino alle ginocchia. Naked…is better.

Dormire nudi: il benessere dipende dalle stagioni?

Se state pensando che questo articolo si riferisca esclusivamente alle stagioni più calde, nient’affatto. Sia che si tratti della calura estiva in cui viene più semplice e automatico abbandonare camicie da notte e t-shirt per coricarsi beatamente nel letto senza troppi indumenti, sia che si affronti la stagione invernale, quella più rigida che fa alzare la leva del termostato ai più freddolosi, la temperatura media ideale della camera da letto dovrebbe stare fra i 15 e i 18.5 gradi.
Se proprio non riuscite a sopportare il freddo, è comunque meglio optare per una coperta in più anziché sovrapporre strati su strati di indumenti.
Il corpo, durante la notte, ha bisogno di non sentirsi costretto, di rilassarsi completamente. E se a voi sembra di “patire” una situazione climatica esasperata, sappiate che quello che influisce maggiormente su questo disagio è l’effetto psicologico.
Sentirsi “nudi” fa automaticamente sentire anche più freddo. Ma vale la pena fare un tentativo e provare ad esperirne gli effetti.

I benefici del riposo senza vestiti

Dormire nudi mostra una serie di benefici per la salute e la qualità del riposo davvero impressionanti.
Anzitutto, aiuta a prender sonno più in fretta. Quando la temperatura corporea si abbassa, infatti, il corpo è facilitato nel processo di addormentamento.
Migliora, come dicevamo poco fa, la quantità di tempo trascorsa nella fase REM.
Inoltre, dormire senza vestiti fa diminuire il rischio di diabete e malattie cardiache, aiuta a restare più in forma sulla bilancia perché il corpo, a temperature meno elevate, brucia più facilmente i grassi. Dormire senza vestiti incentiva anche il benessere della pelle, mantiene più sani gli organi genitali perché non li costringe e aiuta a prevenire ansia e stress poiché facilita il rilassamento.

Dormire nudi: una soluzione facile ed efficace per il benessere del vostro riposo

Se non vi abbiamo ancora convinti, la scelta migliore è fare un tentativo.
Il benessere di un riposo senza vestiti vi permetterà di trascorrere notti più serene e qualitativamente migliori. Infatti l’aumento della temperatura corporea notturna è una delle principali cause di microrisvegli e problemi di addormentamento.
Anche se coricarsi coperti, specialmente d’inverno, ci fa sentire più protetti e confortevoli, in realtà durante la notte potrebbe essere molto controproducente.
Il corpo ha bisogno di trovare la propria temperatura, non di essere come “rinchiuso” in un involucro. La pelle deve poter respirare e liberarsi.
Non abbiate timore del freddo: una coperta più pesante vi aiuterà ad addormentarvi subito e meglio!

Chi non dorme va piano ma non va lontano: sonno e andatura

Se pensiamo che camminare, come azione automatica e naturale, sia una pratica che non risente delle condizioni esterne, del nostro stato di salute per esempio, o dei riflessi, in realtà ci sbagliamo di grosso.
Sull’andatura infatti, scartando ovviamente problematiche fisiche che impediscono il corretto movimento degli arti inferiori, si riflettono numerose condizioni, come l’umore o la stanchezza.
Interessante, da questo punto di vista, è lo studio portato avanti dal Massachusetts Institute of Technology (il MIT) e dell’Università di San Paolo in Brasile su un numero di test sottoposti a privazione del sonno e successive prove di andature sul tapis roulant.

I risultati dello studio

Ebbene, le persone che durante il tempo di ricerca avevano dormito meno provavano più difficoltà a tenere il ritmo o scandire i passi. Erano meno coordinati e più affaticati.
Al contrario, chi aveva potuto godere di un tempo di riposo extra sembrava performare in maniera più efficace alle “prove” sottoposte dai ricercatori.
La ricerca in questione voleva mettere in risalto proprio l’influenza delle ore riposate sull’andatura.
I risultati evidenziati sembrano dunque convergere su un dato chiaro: per avere maggiore controllo e tenuta delle nostre gambe, e dei passi, è necessario dormire almeno 7-8 ore per notte.

Come prepararsi alla fase di addormentamento

Prima di coricarsi, la sera, è opportuno assumere delle buone pratiche che rendono più facile l’addormentamento e ci consentono di rilassare corpo e mente preparandosi ad un sonno ristoratore.
Una tisana calda e calmante, per esempio, aiuta a distendere i pensieri e ad allontanare l’ansia delle preoccupazioni quotidiane.
Anche una sessione di yoga, o degli esercizi distensivi per la colonna vertebrale e il collo, sono un valido ausilio per dare il benvenuto alla notte che ci attende.
Approvata, ovviamente, la meditazione, così come la lettura di un buon libro mentre sono caldamente da sconsigliarsi le luci blu di tablet, smartphone, tv e cellulari.
Passare troppo tempo connessi, la sera, è nocivo per la vista, l’umore e la qualità del sonno.

E il materasso?

Lo standard del materasso – e dell’intero sistema letto – su cui ci corichiamo è uno dei nodi cruciali per la salute della nostra schiena, del collo, e per il benessere del riposo.
Un materasso performante deve essere traspirante ed ergonomico, anallergico e antibatterico, con ottime qualità termoregolatrici.
Anche se spesso, quando si parla di materasso, ci si affida alle soluzioni più pratiche, veloci ed economiche, non bisognerebbe mai valutare le esigenze solo nell’immediato ma considerare gli effetti di lungo termine che un buon prodotto può assicurare in termini di resa e durata.
Un materasso ad alto standard di efficienza supporta la curvatura naturale della schiena, non crea fastidiosi avvallamenti, non si usura eccessivamente col tempo, ha buone densità e portanza.
Lasciatevi consigliare da un esperto del settore per essere sicuri di scegliere materiale e caratteristiche appropriate alle vostre esigenze.
Dormire meglio vuol dire riposare davvero, ricaricarsi, e dunque anche pensare meglio, agire meglio e come sottolinea la ricerca di cui abbiamo appena parlato, anche camminare meglio.

zenO il materasso ideale

Il materasso zenO è il risultato di anni di ricerca su ergonomia e materiali innovativi, progettato con l’obiettivo di farti dormire e riposare con il massimo grado di comfort e traspirazione.
Composto da 3 strati di schiume ad alta intensità che riproducono un caratteristico effetto nuvola, il primo stato, il memory traspirante è accogliente per i suoi 4 cm di spessore, mentre il secondo strato in memory ultradenso sostiene la schiena uniformando il peso e mantenendo allineata la colonna vertebrale.