Il buon sonno dei vostri clienti è la recensione più importante

Negli ultimi anni, si è osservato un notevole cambiamento nelle preferenze di alloggio tra i viaggiatori di tutto il mondo. Sempre più persone scelgono di soggiornare in Airbnb e Agriturismi, abbandonando i tradizionali hotel. Questo trend è guidato da diversi fattori, tra cui la ricerca di esperienze autentiche, una maggiore indipendenza e, spesso, un miglior rapporto qualità-prezzo. 

La Crescita di Airbnb 

Airbnb ha rivoluzionato il settore dell’ospitalità offrendo una vasta gamma di alloggi, dai monolocali in centro città alle ville di lusso in campagna. La possibilità di affittare un’intera casa o appartamento ha reso Airbnb una scelta popolare per famiglie e gruppi, offrendo non solo più spazio, ma anche la comodità di una cucina completa e altre amenità che spesso mancano negli hotel tradizionali. 

Uno dei principali vantaggi di Airbnb è la varietà e unicità degli alloggi disponibili. Molti viaggiatori preferiscono un’esperienza più personalizzata e locale, che spesso include l’interazione con i proprietari, conoscenze del posto e consigli su attrazioni meno conosciute. Questo tipo di soggiorno può rendere il viaggio più memorabile e autentico. 

Il Fascino degli Agriturismi 

Parallelamente, anche gli agriturismi hanno visto un aumento della popolarità. Situati principalmente in zone rurali, questi alloggi offrono un’esperienza unica di immersione nella natura.  

Gli ospiti possono partecipare a attività agricole, degustare prodotti freschi e biologici, e godere della tranquillità e bellezza del paesaggio circostante. 

Gli agriturismi attraggono soprattutto chi cerca una fuga dalla frenesia delle città e vuole riscoprire i ritmi lenti e genuini della vita campestre. Per molte persone, soggiornare in un agriturismo significa anche supportare le economie locali e praticare un turismo sostenibile. 

L’importanza del materasso giusto 

Un aspetto cruciale che si deve devono considerare per competere con gli hotel tradizionali è il comfort del letto, sapendo di partire avvantaggiati in termini di traspirazione perché il materasso non deve obbligatoriamente essere omologato antifiamma 1IM, in quanto la legge prevede che ci siano almeno 25 posti letto. 

Quando ci si approccia a scegliere un materasso per il proprio alloggio, ci sono diversi fattori da considerare per garantire il comfort dei propri ospiti. Ecco alcuni punti da valutare con attenzione: 

  • Comfort: Un materasso che offre un adeguato supporto e comfort e un
    livello di fermezza medio o medio-forte potrà soddisfare un’ampia varietà di preferenze personali. 
  • Durata: Considerare la qualità dei materiali, la densità delle schiume, è un fattore determinante per la durata del materasso. Dato che saranno  soggetti a un utilizzo frequente, è consigliabile optare per un materasso costruito con materiali resistenti e durevoli. 
  • Igienico e facile da pulire: un materasso facile da pulire e che richiede poca manutenzione, è preferibile per garantire un ambiente salubre per gli ospiti, ma anche per prolungare il ciclo vita del materasso.
     

I vantaggi del materasso zenO 

Con ospiti provenienti da tutto il mondo, con diverse fisionomie e pesi, è essenziale che il materasso sia versatile e adatto a tutti.  Il materasso zenO si adatta alla persona offrendo il giusto equilibrio tra supporto e comfort indipendentemente dal peso e dalla posizione di sonno.  

Sostiene molto bene la schiena, andando a distribuire il peso corporeo in modo da bilanciare i carichi in particolare nei punti di maggior sporgenza del corpo, bacino e spalle, dando un comfort personalizzato. “Un materasso memory che piace anche a chi non ama il memory”.

Molto traspirante, anallergico e antiacaro grazie al tessuto naturale di tencel e cotone e dalla schiuma esclusiva zenO air, che da test è 50 volte più traspirante dei memory sul mercato. 

Inoltre, zenO ha la proprietà di isolamento del movimento, per garantire che i movimenti di un partner non disturbino il sonno dell’altro. 

Infine per i più esigenti, il topper zenO aumenta notevolmente il comfort, dando una sensazione di un abbraccio avvolgente, pur mantenendo le qualità super traspiranti che caratterizzano il materasso. 

Conclusione 

L’aumento delle persone che preferiscono soggiornare in Airbnb e agriturismi riflette un cambiamento significativo nel modo in cui viaggiamo e scegliamo i nostri alloggi. La ricerca di esperienze autentiche, la comodità e la sostenibilità sono diventate priorità per molti viaggiatori. Tuttavia, per mantenere e aumentare questa preferenza, è fondamentale che questi alloggi garantiscano un alto livello di comfort, partendo dal materasso, per soddisfare le esigenze di una clientela globale diversificata. Un sonno di qualità può fare la differenza tra un soggiorno piacevole e uno indimenticabile. 

I benefici del buio: quando tutti, ma proprio tutti, ne parlano

La fascinazione del buio, data dalla sua intrinseca ambivalenza, quell’eterno contrapporsi tra il “magnetico”, che incuriosisce ed attrae, ma anche qualcosa da temere, che repelle o fa paura, lo
rendono uno dei temi sicuramente più interessanti di produzioni artistiche, cinematografiche e letterarie da sempre.

Il buio, dunque, come contrapposizione alla luce, lo yin e lo yang, le tenebre e il risveglio, il mondo emerso e quello sommerso, insomma…una lunga serie di topos su cui gli uomini si interrogano da sempre, a cavallo tra spiritualità, religione e analisi emotive. Ma perché oggi, nel nostro articolo, parliamo di buio?

Chiaramente perché questa condizione ha molto a che fare col riposo, sia in termini di qualità che di quantità. Adesso capiamo insieme come.

Dormire al buio: gli studi

Chi dorme con le luci spente (e parliamo di qualsiasi tipologia di illuminazione artificiale) riposerà senz’altro meglio. Questo perché, a dircelo è la scienza, in assenza di luce il rilascio di melatonina
è maggiore e il ruolo di questo ormone, nel favorire rilassamento e riposo, è cosa nota.

Ed ecco che i benefici del dubbio sono ponderati a tutta quella insicurezza luce/ombre che ti viene in mente quando hai la consapevolezza di essere in trappola, se ci penso un attimo capisco che fino a questo momento ho sempre cercato la via del compromesso, che è giusta per sopravvivere ma appunto sopravvivere e qui è la trappola, l’aver rinunciato alla libertà per tamponare situazioni che poi si sono accavallate. Adesso lavoro in questa azienda ma non sono nato per essere qua, ho solo avuto la fortuna di finirci perchè ero al verde e bruno era appena nato.

Non è stato facile abbandonarli nel primo periodo, non esserci per tutto il giorno, 10 ore fuori casa e loro 2 a letto fermi, in una casa nemmeno nsotra – ho lavorato duramente solo per loro, per comprarci una prima casa che ahimè è piccola e con un tetto da sistemare. La mia preoccupazione al momento è che una volta concluso, e pagato quel tetto, lei ci voglia rimanere quando sia io che bruno sentiamo il richiamo della foresta, della natura.

Il buio è inoltre fondamentale anche per il riallineamento del ritmo circadiano, ovvero l’orologio biologico interno che, basandosi proprio sullo schema luce – ombra, fa sì che anche il nostro corpo riesca a settarsi su precisi parametri che ne regolano il funzionamento fisiologico.

Infine, un recentissimo studio (2024) pubblicato sul Journal of Environmental Psychology ha evidenziato come il senso di oscurità inneschi nelle persone una tensione allo stupore e alla meraviglia che possono risultare protettivi per il benessere e la salute umana.

Cosa fare e cosa No

Se volete dormire più e meglio, il consiglio è dunque quello di cercare il buio.

Per farlo – soprattutto quando vi capita di essere in viaggio o di pernottare in luoghi poco confortevoli e consoni – va benissimo anche usare mascherine e dispositivi di protezione analoghi. A casa, invece, è bene ridurre al minimo tutte le fonti di illuminazione artificiale e abituare gli occhi, già qualche minuto o ora prima dell’addormentamento, allo stato di oscurità.

Ciò significa, dunque, che non si può addormentarsi guardando lo schermo di tv, tablet e cellulari in quanto potenzialmente molto rischioso per la salute e il benessere del nostro sonno.

I benefici di un riposo dark

Spesso, soprattutto per le persone anziane e più vulnerabili, l’idea di buio è collegata a quella di insicurezza, pericolo o morte. Ecco che allora, la sera, si preferisce chiudere gli occhi con la luce
del comodino accesa. I ragazzi più giovani, senza un’adeguata quadratura nell’utilizzo della tecnologia, al contrario tendono ad addormentarsi da “svegli”, cioè con gli occhi sullo schermo, per
sentirsi meno soli e più connessi.

Questi atteggiamenti sono parimenti nocivi quando parliamo di vantaggi del riposo. Per dormire meglio, il nostro corpo, così come la mente, hanno bisogno del
buio, ovvero di uno spazio limitato e circoscritto che metta una distanza col suo opposto, cioè il tempo diurno della luce.

Comprendere l’importanza del buio renderà nettamente migliore la qualità delle nostre notti.

Colpo di sonno alla guida? Un aiuto dal mondo della tecnologia

Gli sviluppi sempre più avanzati della tecnologia, certe volte, permettono di arrivare a risultati davvero straordinari appunto nell’articolo di oggi, parleremo proprio di uno di questi.

Quante volte virgola dopo essersi messi alla guida per un lungo periodo di tempo, vi siete sentiti stanchi in preda di un sonno imminente? Improvvisi cali di attenzione e i colpi di
sonno al volante sono tra le cause più ricorrenti e pericolose di incidenti stradali in tutto il mondo.

Ma come si possono prevenire? Se leggete attentamente l’articolo di oggi, troverete una risposta davvero incoraggiante.

Smartwatch: gli orologi…davvero intelligenti

La soluzione in questione arriva direttamente da Garmin, marchio leader nella tecnologia Gps, e si tratta di un dispositivo wearable, nella fattispecie uno smartwatch, progettato
assieme ad un gruppo di aziende che si occupano di trasporti e riduzione dei rischi alla guida.

Si tratta di un dispositivo che è in grado di monitorare gli stati di alterazione (veglia e sonno), ma anche altre importanti informazioni, durante la guida.

Condividendo un set di dati con la grande azienda americana, questa mette a disposizioni numerose funzionalità e varie opzioni del dispositivo in modo da configurarlo sulla base delle esigenze personali.

Sicurezza stradale e sonno: un binomio inscindibile

Mantenersi sicuri e incolumi alla guida è, per prima cosa, anche una questione di attenzione e di stanchezza.

Sebbene tutti sappiamo come sia necessario, quando si è stanchi, fermarsi a riposare, interrompendo il viaggio, molte persone nel mondo, tuttavia, svolgono lavori che li
costringono a dover guidare per troppe ore, spesso anche in condizioni di stress rispetto ai tempi di consegna o agli orari di arrivo.

Non di rado, per portare a termine il proprio lavoro, molti dipendenti sacrificano il proprio benessere, la propria sicurezza e quella degli alti, in nome della produttività e della rapidità
di gestione e consegna di beni.

Ciò, oltre ad essere controproducente per la salute personale, è anche estremamente pericoloso per quella pubblica e per la sicurezza stradale.

Tecnologia utile: anticipare il sonno

Alcuni dispositivi tecnologici wearable, dunque, potranno essere in grado di predire l’insorgere del sonno, la cui manifestazione improvvisa potrebbe essere fatale.
Si tratta, dunque, di una risorsa ad alta potenzialità, che potrebbe prevenire migliaia di incidenti mortali ogni giorno.

Colpi di sonno improvvisi: consigli pratici

Tra i consigli più utili che possiamo dare alle persone che guidano per molte ore c’è sicuramente quello di evitare alcuni orari che risultano più complessi e delicati anche in
relazione al proprio ritmo biologico (tra le 2 e le 5 del mattino, ad esempio, o nel post-prandiale tra le 13 e le 15).

È importante ricordare come sia consigliabile fare una pausa ogni quattro ore, scendendo dal veicolo e sganciandosi le gambe per almeno cinque minuti.

Può essere utile poi, a seconda anche delle proprie esigenze ed inclinazioni personali:
 Guidare con i finestrini leggermente aperti per lasciar entrare aria fresca;
 Bere un caffè come pausa dal tragitto;
 Ascoltare musica;
 Parlare con qualcuno – naturalmente attraverso vivavoce o auricolare se non si hanno passeggeri vicini.

Dormire come i cavernicoli? Il segreto per un riposo più efficace

“Dormi come un uomo delle caverne. Scopri come dormivano i nostri antenati e migliora la qualità del tuo sonno una volta per tutte” è un libro bestseller, tradotto in 19 paesi (in Italia
edito DeAgostini) scritto da Merijn van de Laar, esperto in problemi del sonno dell’Università di Maastricht. Perché ve ne parliamo oggi?

Beh …perché sicuramente ci riguarda tutti da vicino. Scopriamo insieme le ragioni!

Dal passato al presente: le abitudini del sonno

Quello che postula lo scienziato olandese nel libro appena citato è fondamentalmente che il mito delle 8 ore di sonno, in qualche modo non fa più parte dei tempi moderni. Sebbene
ci venga continuato a propinare come il “segreto per un elisir di riposo perfetto”, sono soltanto la minoranza delle persone quelle che riescono davvero a dormire 8 ore ogni
notte.

Nella maggior parte dei casi stiamo tra le 6 e le 8 ore per notte, con picchi anche inferiori a seconda delle popolazioni e delle diverse aree geografiche del mondo.

Come dormivano i nostri antenati?

Anche se andare a rintracciare con esattezza le modalità e le tempistiche di riposo degli uomini delle caverne è pressoché impossibile, si possono studiare abitudini di popolazioni
di cacciatori e tribù ancora presenti in aree remote del mondo.

Quello che si scopre è dunque che in passato, o anche in assenza di stimoli legati alla tecnologia e dunque in ambienti privi di inquinamento acustico o visivo, ci si sveglia lo stesso durante la notte.
Stare svegli per qualche ora, o comunque non riuscire a dormire un tot di ore per notte, potrebbe non essere un problema come si postula spesso.

Anzi, al contrario, l’idea delle 8 ore filate è forse più una concezione dei tempi moderni, conseguente alla rivoluzione
industriale, anziché un processo fisiologico insito nella natura dell’uomo.

I segreti per dormire meglio

Quello che suggerisce lo scienziato olandese nel suo testo è di stare svegli, o di alzarsi, quando non si riesce a dormire. Stare a letto, senza effettivamente riposare, non sarebbe
infatti troppo produttivo.

Inoltre, secondo Merijn van de Laar è vietato sbirciare l’orologio quando ci si sveglia di notte: per riaddormentarsi, altrimenti, ci vogliono in media venti
minuti di più.

Sonno e tecnologia: un nuovo studio

Anche il Professor David Samson, della Duke University (Usa), si è interessato ai ritmi di sonno della popolazione di Mandena, in Madagascar. Quello che ne hai vinto attraverso la
sua ricerca e che anche in assenza di stimoli legati ad app e smartphone, la quantità di sonno non va ad aumentare ma può restare breve e intervallato da momenti di veglia e
risvegli.

Probabilmente, come accennavamo poco, la famosa e dibattuta questione delle 8 ore di sonno per notte, su cui ci si è spesso interrogati, non è il focus centrale della questione.
Bisogna piuttosto analizzare la qualità di ore riposate e conoscere bene il proprio funzionamento, sapendo che ognuno ha i propri ritmi, le proprie inclinazioni.

E non tutti reagiamo allo stesso modo rispetto agli stimoli esterni.

Assistenti vocali in camera da letto? No, grazie!

Studiosi e scienziati provenienti da varie parti del mondo lo stanno ormai ripetendo a gran voce: attenzione a posizionare gli assistenti vocali – si è parlato principalmente di Alexa,
ma anche Google Assistant o Siri non sono immuni – in camera da letto.

Come mai? Scopritelo insieme a noi in questo articolo!

Il pericolo degli assistenti vocali e quei bug nell’alta tecnologia

Il rischio di furto di dati personali (addirittura di intrusione nei propri conti correnti), di sottrazioni di informazioni personali e hijacking sembra non soltanto possibile ma
facilmente attuabile.

Alcune ricerche condotte dagli scienziati dell’Università di Tokyo e dell’Università del Michigan hanno rivelato che attraverso il light commands – ovvero gli impulsi di fasci di
luce diretta sui microfoni degli assistenti vocali – si potrebbero violare e manomettere i comandi di questi ultimi.

Assistenti vocali? Lasciamo un po’ di totale privacy (almeno) in alcuni luoghi delle nostre case

Chiaramente, potendo introdursi all’interno degli assistenti vocali attraverso la luce, anche i malintenzionati, se tecnologicamente esperti, potrebbero introdursi nella propria vita, non
solo quella domestica (si è visto come possa rendersi possibile anche aprire a distanza un cancello automatico) ma anche nei propri correnti.

La sicurezza personale, dunque, è sotto attacco. Ma la soluzione c’è ed è particolarmente chiara, suggeriscono gli esperti.

In camera da letto – e anche in bagno –, infatti, alcuni tipi di dispositivi non dovrebbero proprio entrare. Non è soltanto una questione di privacy e sicurezza, a ben guardare, ma
anche una netta presa di posizione rispetto alla volontà di lasciare “nascosti”, autonomi e indipendenti, alcuni spazi delle nostre vite.

Non sempre tutto deve infatti essere alla mercé delle big data major di tutto il mondo o dei social media.

Soluzioni pratiche per utilizzare al meglio gli assistenti vocali

Ma se sottrarsi al progresso e all’incedere sempre più rapido di esso – col continuo bisogno di acquisti online, la possibilità di avere tutto a portata di mano, in qualsiasi
momento del giorno o della notte, l’ossessione compulsivo di controllo sulle nostre vite – sembra soltanto una remota possibilità, almeno agiamo in maniera etica e responsabile.

Nessuno vuole mettere al bando l’utilizzo degli assistenti vocali, in toto, ma almeno trovare delle metodologie pratiche di utilizzo ben regolate.
Per quanto riguarda l’installazione, ad esempio, è bene posizionare gli assistenti vocali in cucina o in salotto, lontani da fonti di calore e acqua.

 

È bene ricordarsi, inoltre, che oltre a memorizzare le nostre parole chiavi per dare avvio alla ricerca, i dispositivi Echo continuano a registrare ancora per un determinata quantità
di tempo, assorbendo diversi tipi di informazioni (dati) che poi ci vengono immediatamente ri-propinati sotto forma di pubblicità, in quel circolo vizioso di “bisogno – soddisfazione –
acquisto” che sembra non interrompersi mai.

Infine, anche dal punto di vista strettamente legato al benessere del riposo, è bene ricordare come i dispositivi elettronici non siano buoni amici del sonno. Con le loro
interferenze possono incidere e complicare la quiete della notte, rendendo difficile, specialmente a chi soffre di insonnia o di disturbi del sonno – trascorrere un piacevole
momento di relax e giovamento.

Boreout: quel trend da… sbadiglio

Non tutti i trend sono sempre positivi: le mode vanno e vengono e ce ne sono alcune – come quella di cui vi parleremo oggi – di cui faremmo anche volentieri a meno. Nonostante questo, evidenziarle è fondamentale poiché ogni input, ogni stimolo socio-culturale che arriva è sintomatico di qualcosa.
Bisogni, esigenze, cambiamenti. Ed ecco che allora parlare di boreout assume un senso più ampio.
Ma vediamo insieme perché.

Boreout: che cos’è e perché se ne sta iniziando a parlare moltissimo

La voce corre dagli Stati Uniti, come spesso accade, e più precisamente dai social network: su TikTok, negli ultimi mesi, #boredatwork ha ottenuto ben oltre 470 milioni di visualizzazioni. Ma che cosa si intende? Da bored (annoiato) e work (lavoro), questa sorta di neologismo sta ad indicare il senso di inappagamento, noia e frustrazione causato dal proprio lavoro. O meglio, dal posto di lavoro. Sì perché con il boreout non si intende tanto un generico e complessivo stato di insoddisfazione verso la propria professione quanto una noia legata ai compiti e alle mansioni, anche quotidiane, che ci vengono assegnati.
Ma allora… di chi è la colpa (se ne esiste una)? E come affrontare questa condizione?

Leadership e lavoro… smart

Attenzione, non parleremo qui di remote-working, quindi della possibilità di svolgere il proprio lavoro in altre sedi dall’ufficio/azienda, ma di un vero e proprio lavoro agile, intelligente… e soprattutto dinamico.
Eh sì, perché la soluzione alla noia è quella di coinvolgere in maniera attiva e produttiva il proprio team.
Questo deve partire, principalmente, dai manager e dalle figure leader dell’organigramma aziendale ed arrivare a coinvolgere anche la più recente fra le risorse assunte.
Nessuno, nel proprio team di lavoro, dovrebbe annoiarsi e non sentirsi necessario. Se questo accade, la qualità e la produttività del lavoro stesso si abbassano, la frustrazione personale aumenta, il benessere psico-fisico vacilla. Insomma… sarebbe una condizione dannosa per l’azienda e per i dipendenti che la subiscono. Ma come creare engagement e stimolo nel proprio staff?

Se la cultura aziendale va in crisi:

Fra le principali cause di noia a lavoro vi sono temi come:

  • La ripetitività delle mansioni;
  • La mancanza di sfida
  • La mancanza di adrenalina e vitalità
  • La mancanza di comunicazione e di rapporti umani coi colleghi

Ovviamente non tutte queste situazioni possono dipendere da una sola persona, come ad esempio il dirigente, il coordinatore del team o il Project Manager del caso. È necessario che venga fatto un lavoro di squadra, avvalendosi anche di figure professionali esterne, come psicologi esperti, che attraverso sessioni di gruppo facciano ritrovare al gruppo la motivazione e la voglia di mettersi a lavoro.
È necessario, tuttavia, capire che il lavoro non è – come spesso la cultura del profitto e della (sovra) produzione ci ha inculcato – una questione slegata dal benessere individuale. Tutto comincia e si sviluppa col benessere della persona. Dagli uomini, che prima di essere risorse lavorative sono esseri con bisogni, stimoli, desideri differenti, dipende la qualità del lavoro.
Maggiormente esso saprà trasformarsi, creando nuove possibilità, nuovi orizzonti, nuove prospettive… e meno ci si annoierà.

Dormire in aeroporto: esperienze che potreste voler provare almeno una volta nella vita

Se pensate alle due cose distinte, l’azione di dormire e il luogo di un aeroporto, forse la prima associazione mentale che farete non sarà proprio così positiva.
Siamo abituati a considerare gli aeroporti come luoghi di passaggio, enormi e freddi casermoni di cemento e vetro da cui salutarsi, spazi transitori dove le relazioni quasi non possono esistere.
In realtà, se pensiamo all’enorme quantità di persone che si spostano tutti i giorni, in tutto il mondo, capiamo bene come mai negli ultimi 30 anni gli aeroporti stiano assumendo sempre di più – anche a livello architettonico – la forma di città in miniature.
Vi si può trovare davvero di tutto: non più solo ristoranti e duty-free ma saloni di bellezza, aree gioco, spazi dedicati al business, qualsiasi tipo di facilities. Insomma… spazi sempre più a dimensione di attesa.

Si può dormire negli aeroporti: la risposta ce la da… un sito!

Sleeping Airports è un portale davvero ben fatto – in lingua inglese – che consiglia e raccomanda a tutti i viaggiatori del mondo le principali regole, istruzioni ma anche dritte e consigli per dormire in aeroporto.
Oltre ad avere infatti aggiornati i dati su quante e quali siano le strutture aeroportuali dotate di particolari servizi per chi si trova costretto, per necessità o scelta di viaggio, a dover trascorrere la notte fra un gate e l’altro, Sleeping Airports dispensa aiuto e si fa da vera e propria guida per capire come non far diventare la notte in aeroporto… un incubo.

Una notte in aeroporto: consigli pratici e veloci

Se vi ritrovate costretti a passare la notte in aeroporto, magari perché vi è stato improvvisamente cancellato il volo o perché – per risparmiare qualche soldo – avete optato per partenze in orari di prima mattina, anzitutto è bene ricordare di:

  • Inserire i vostri effetti personali (portafogli, carte di credito, cellulare e oggetti di valore) in un unico portaoggetti, magari inserirendolo in un marsupio e non lasciandolo dentro a zaini o valigie che riporrete vicini a voi. Nel marsupio, magari messo a tracolla, sarete certi che tutto possa stare letteralmente appresso a voi anche mentre starete dormendo;
  • Per il benessere della vostra schiena, anche se sarete costretti a prendere una posizione scorretta o a dormire su una superficie non consona per la colonna, tenete a portata di viaggio almeno un cuscino che possa sostenere il collo e attenuare i danni del riposo di fortuna;
  • Tenete sempre con voi anche un buon libro, o un power bank per far sì che il cellulare sia sempre pronto a farvi ascoltare la vostra playlist o il vostro podcast preferito. La notte in aeroporto può essere davvero lunga, e noiosa, per chi non l’ha mai provata o per tutti coloro che hanno il sonno leggero. È bene dunque vagliare tutte le alternative possibili;
  • Per fare una doccia, al mattino, moltissimi aeroporti in tutto il mondo hanno predisposto delle apposite rest e shower room. Non vi basterà che chiedere o girarvi un po’ intorno per dedicarsi alla cura del corpo prima di (ri)partire.

One Fits All: il materasso… adatto a tutti

Si è sentito molto parlare, negli ultimi tempi, della tendenza “One fits all”. Ma che cosa si intende esattamente con questa dicitura se parliamo di materassi?
Un unico supporto per tutta la famiglia? Beh… non proprio.
Piuttosto, potremmo dire, un materasso che va bene per tutta la famiglia, a prescindere dalle differenze di statura, peso corporeo e dalle posizioni del sonno. Ma com’è possibile, vi chiederete?
Come fa, un supporto estremamente personalizzato, ad adattarsi ad esigenze diversificate? Continuate a leggere questo articolo per scoprirlo!

L’importanza del materasso

Insieme alla rete (struttura) e agli accessori del riposo (topper, cuscini e altri tools), il materasso è parte del cosiddetto sistema-letto, ovvero di tutto ciò che necessitiamo per godere di un sonno sano e ristoratore.
Il materasso è, forse, la parte più delicata ed importante di questo Sistema, giacché deve provvedere a svolgere numerose funzioni.
Inoltre, il materasso non è tipicamente un prodotto usa e getta, ma anzi… si presume debba durare a lungo prima di usurarsi.
Dal momento che la spesa per acquistarlo non è fra le più contenute, bisognerà dunque prestare molta attenzione e cura prima di scegliere il supporto giusto.

Differenti caratteristiche… differenti tipologia di materasso

Oltre al peso e alla statura, quello che è fondamentale sapere prima di scegliere un materasso è la posizione in cui si dorme. Supini, proni o di lato sono generalmente le tre combinazioni di base.
Se dormite a pancia in su, allora, avrete di certo sentito consigliarvi preferibilmente un materasso semi-rigido, per non appesantire troppo il carico sulla colonna vertebrale;
Se invece dormite a pancia in giù, meglio un supporto più rigido, per non sprofondare letteralmente nel materasso andando a sbilanciare in maniera importante tutto il carico di pesi e sostegni sulla muscolatura.
Infine… senz’altro chi preferisce dormire di lato sa che è meglio riposare su un supporto morbido e confortevole soprattutto per non danneggiare le spalle.

One fits All… La soluzione a tutti i vostri (diversi) problemi

Quando la spesa da affrontare per cambiare il materasso diventa urgente, magari a causa dell’usura del vecchio supporto, o quando diventa necessaria non solo per il vostro letto ma anche per quello dei vostri figli (per esempio nel caso di un trasferimento o di una ristrutturazione della vostra abitazione), le domande da porsi sono tante.
Come dormiamo? Come ottimizzare, in qualità e prezzo, il prodotto da acquistare? Quanto durerà? Meglio materasso in memory o in lattice?
Insomma, chi più ne ha, più ne metta!
Ebbene, una soluzione potrebbe essere proprio quella del materasso one fits all. Si tratta di un supporto pensato appositamente per venire incontro alle varie differenze di ciascuno presentando delle caratteristiche specifiche mai troppo sbilanciate.
Sarà quindi un materasso non troppo rigido né troppo morbido, in grado di accogliere le peculiarità di chi lo usa garantendo sempre il massimo del comfort e della funzionalità.
One fits all è il supporto decisamente più azzeccato per chi sta ancora “cercando” il proprio modo di riposare (è ottimo, ad esempio, per i ragazzi adolescenti); o se avete un sonno a scatti, in cui vi girate e rigirate spesso.
Una scelta intelligente anche per le persone più anziane, che proprio in ragione dell’età si fanno più fragili e hanno bisogno di supporti sostenuti e di qualità.
One fits all: i vostri bisogni in una sola risposta!

Sonno e noia mentre studi o lavori? Perché 

Quante volte, da giovani studenti, vi sarà capitato di fare le ore piccole sui libri fino a finire addirittura con la testa sulle pagine?
Oppure a lavoro, dopo ore ed ore passate a sbrigare qualche noiosa pratica, quante volte avrete sofferto di quella crisi acuta di sbadigli?
Ebbene, si tratta di un fenomeno del tutto normale: mantenere l’attenzione attiva, sia nello studio che nel lavoro, non è facile né immediato.
Ma perché accade? Perché ci succede di essere colti da improvvisa sonnolenza mentre si svolgono attività di concentrazione? E come fare a non soccombere finendo per addormentarsi davvero?
Scopriamolo insieme in questo articolo!

Sonno e noia: una combo micidiale

Uno sforzo mentale prolungato – sia esso compiuto per imparare l’intero capitolo di letteratura o per portare a termine un compito lavorativo – richiede molta energia e attenzione.
Le energie, tuttavia, non sono infinite e può succedere che, una volta esaurite, il corpo e la mente sentano il bisogno di allentare la pressione; in altre parole si mettano in stand-by.
Il congelamento dell’attenzione può essere conseguente anche alla stanchezza, sia fisica che intellettuale: uno dei tanti modi che il nostro corpo ha di inviarci dei segnali e consigliarci – in questo caso – di interrompere la sessione e riposarci.
Anche la noia, intesa come stato emotivo, ha molto a che vedere col sonno: quando non abbiamo più voglia di fare qualcosa, quando cala – in altre parole – l’intensità di stimolo e stupore che ci anima nelle attività quotidiane, spesso perdiamo l’attenzione e subentrano gli sbadigli, la voglia di muoversi, il torpore e infine il sonno.
Stimolarsi continuamente e in maniera costante non è possibile: è fisiologico, infatti, che dopo un certo periodo di tempo trascorso a compiere un’attività, sia essa manuale che intellettuale, ci si senta spossati e desiderosi di interrompere anche solo per mezz’ora.
In questa fase è necessario ascoltare il proprio corpo e non sforzarsi – anche se il dovere chiama – a fare tutto controvoglia. I risultati infatti, sia di apprendimento che di rendimento, saranno inferiori e non ottimali.
Meglio fare una pausa, e ripartire con lena più tardi.

L’iper-stimolazione del sistema visivo: cause e segreti per tornare attenti e vigili

Uno dei motivi per cui vi potrebbe capitare di sentirvi stanchi e affaticati dopo molte ore sui libri o sui faldoni di lavoro è l’iper-stimolazione visiva, estremamente comune ai giorni d’oggi anche per le tante fonti e strumenti digitali che consultiamo e abbiamo sott’occhio in continuazione (Pc, tablet, smartphone).
Quando e se vi accade di sentire gli occhi bruciare per la stanchezza (con anche una sensazione di gonfiore e appesantimento delle palpebre) potete provare a:
Alzare la testa da libri e/o dispositivi e fissare il soffitto per circa 20 secondi prima di riprendere a scrivere e leggere
Regolare bene la posizione di libri e tablet su cui lavorate. Devono essere ad altezza occhi.
Prima di rimettervi a ripetere o a fare calcoli, parlate con una persona e soprattutto guardatela negli occhi per almeno 15 secondi. Vi farà bene e aiuterà la vista e gli occhi.

Quando nevica… si dorme di più? Studi e ricerche

Le condizioni climatiche e ambientali del luogo in cui viviamo influiscono molto sul nostro riposo. Ma come possono una bella giornata di sole, un pomeriggio di pioggia o una nevicata determinare quanto e come dormiamo?
Ebbene, in realtà le connessioni fra i fenomeni non mancano, riguardano il ritmo circadiano ma anche le abitudini che tendiamo a manifestare a seconda degli agenti atmosferici che ci troviamo a fronteggiare. Vediamo insieme, in questo articolo, come il meteo può influenzare il benessere delle nostre notti.

Ritmo circadiano: di cosa si tratta?

Il ritmo circadiano è un meccanismo di auto-regolazione, una sorta di “orologio” all’interno del nostro corpo che, basandosi su alcuni parametri fondamentali come il sistema luci/ombre, scambia informazioni vitali con tutto il nostro organismo, regolando la produzione di ormoni nell’arco delle 24h e conseguentemente l’alternanza sonno-veglia.
È importante conoscere il funzionamento del ritmo circadiano poiché esso può aiutarci a prendere coscienza di alcuni processi interni al nostro corpo – come si scaturiscono e cosa li influenza maggiormente – e a mettere in atto i giusti comportamenti per uno stile di vita più sano ed equilibrato. In altre parole, il ritmo circadiano aiuta a capire come siamo fatti.
Gli stati di sonno e veglia, ad esempio, sono profondamente legati alla regolazione di luce ed ombra. L’attività fisica genera ha effetti che poi ricadono anche sull’umore. L’umore stesso influisce enormemente il riposo.
Ecco che – parlando di condizioni climatiche – in estate, allora, quando le giornate si allungano e la luce solare è maggiore, si tenderà – in maniera generica – a dormire meno mentre in inverno è probabile che il tempo trascorso sotto il piumone aumenti di qualche minuto.

Meno luce solare e più freddo: la combinazione perfetta per dormire un po’ di più

La temperatura ideale per il riposo sta circa sui 18 gradi. In inverno, quando fuori di casa le condizioni sono particolarmente rigide, è probabile che si senta il desiderio o l’esigenza di attardarsi ancora un po’ al riparo di un confortevole piumone.
Il freddo, unito alla diminuzione della luce solare, potrebbe essere un incentivo al sonno.
Al contrario, quando il tempo è bello, la luce è alta fino a tardo pomeriggio e le temperature – anche di notte – arrivano a picchi di calore importanti, il corpo sente in maniera meno importante la necessità di dormire di più.

E…la neve? Un’interessante ricerca al riguardo

Il Dr. Alex Dimitriu, fondatore della Menlo Park Psychiatry & Sleep Medicine in California ha dedicato molto tempo a provare a capire le correlazioni fra meteo e sonno sulla popolazione americana, con particolare riguardo agli effetti della neve.
Abbastanza difficile da sopportare per chi soffre di ansia, depressione e SAD (Seasonal affective disorder), la neve potrebbe in realtà avere, su una buona percentuale di persone, un effetto anche rilassante, ipnotico, in grado di far dormire qualche minuto di più.
Negli studi condotti a proposito – dividendo le aree oggetto di ricerca a seconda delle fasce climatiche e della quantità di neve caduta in un determinato periodo di riferimento – (i precedenti 5 anni) si è visto che durante le tempesta di neve le persone intervistate guadagnavano circa 10 minuti di sonno, sebbene tendano ad andare a letto più tardi o ad avere più problemi ad addormentarsi. Che la neve possa essere, allora, un metodo efficace per dormire di più? Troppo presto per affermarlo con certezza, se non altro… può essere una buona “scusa” per rimanere a letto qualche minuto di più.