Sogni: cosa ci dicono e come interpretarli

Fin dai tempi antichi, provare a decifrare le immagini che si producono e si “materializzano” durante il riposo, ha destato l’interesse di studiosi e appassionati. Dare un senso alle proiezioni della mente, conoscere i viaggi dell’inconscio è un mistero entusiasmante sul quale si sono basati miti e leggende e su cui sono stati scritti migliaia di manuali e profezie.
Da Freud a Jung, da Hall a Domhoff è sicuramente proprio nel XX secolo che si è arrivati a formulare le teorie più interessanti sui sogni e sulla loro influenza nella quotidianità.
Senza volerci soffermare troppo sulle singole teorie di questi psicanalisti e studiosi, è interessante però notare come i sogni si siano plasmati su differenti realtà e livelli: uno più popolare e legato alle tradizioni, con usanze, simboli e un codice orale tramandato di generazione in generazione, ed uno invece più scientifico, che lega i sogni e la loro genesi a precisi processi e meccanismi che accadono nel nostro cervello mentre dormiamo.

Sogni ricorrenti ed immagini evocative

Sognare è un’attività che a chiunque è capitata almeno una volta nella vita: sotto forma di immagini positive e calmanti o, al contrario, come incubi capaci di portare addirittura al risveglio, la potenza della mente di creare un immaginario complesso e sfaccettato durante il riposo è qualcosa di davvero straordinario.
Ma cosa ci dicono, su di noi, i sogni che si fanno? Se per Freud questi erano la proiezione inconscia di un desiderio, oggi buona parte della comunità scientifica si concentra maggiormente su altri aspetti, fra i quali:

  • La capacità, attraverso i sogni, di immagazzinare esperienze e vissuti in modo da aiutare chi li compie a rielaborare in maniera più proficua alcune brutte esperienze (traumi) accaduti nella vita reale;
  • L’importanza dei sogni nel processo di consolidamento delle immagini e della memoria;
  • Il ruolo dei sogni nell’incrementare la creatività e le performance come parte di uno scenario narrativo che proprio nell’inconscio e nel riposo trova la sua forma di espressione più pura.

Come “monitorare” i propri sogni

Se sognare disastri naturali è qualcosa di molto frequente e comune, certe volte le persone sono in grado di ricostruire, nella dimensione onirica, paesaggi, colori, dialoghi così vividi e presenti da far davvero riflettere.
I sogni, specialmente gli incubi, possono indicare anche il livello di ansia e tensione a cui siamo quotidianamente sottoposto, dal momento che se è vero che il corpo parla, talvolta lo fa usando ogni risorsa e mezzo a sua disposizione.
Chi ha un’attività onirica molto potente e ampia, può comunque tenere un diario giornaliero dei sogni che fa in modo da analizzare ed approfondire meglio alcune sensazioni collegandole anche al cambiamento di abitudini, agli spostamenti, agli eventi accidentali.
In alternativa si può portare i propri sogni in terapia e discuterli con un professionista.
Infine, si può fare una riflessione su quanto alcune situazioni ed immagini elaborate nel sogno possano essere legate alle credenze religiose, sociali, etiche che ci portiamo dentro.
Non esiste una vera e propria interpretazione univoca dell’immaginario onirico, ma ci sono dei segnali che il nostro corpo manda per voler essere ascoltato.
In questo senso, i sogni non sarebbero che un mezzo, uno strumento, per veicolare un messaggio.

Il Materasso: dal Neolitico a ZenO… ne ha fatta di strada

“Sua maestà” il materasso, il comodo strumento su cui ci adagiamo ogni notte, il vero protagonista indiscusso del riposo, elemento caratterizzante del sistema letto e a volte, perché no, anche elemento d’arredo per il design della stanza, ha una storia lunghissima e davvero importante alle spalle.
Anche se a volte tendiamo quasi a darlo per scontato o non prestiamo la giusta attenzione nella valutazione e nella scelta di quello che sia il prodotto migliore per il benessere del nostro riposo, sarebbe bene invece guardare a come tantissimi popoli, nella storia, si sono impegnati per trovare via via nuovi metodi per dare sollievo alle ossa di schiena e collo migliorando la qualità del loro sonno.

Fin dal Neolitico, dalle caverne a cui si fanno risalire i primi sistemi di riparo e imbottitura dei giacigli per la notte, fino ad arrivare ai moderni ed ultratecnologici metodi di progettazione e produzione attuali, ci sono stati tanti passaggi intermedi, tante “epoche”, caratterizzate principalmente da un’evoluzione nell’imbottitura e nella struttura stessa del materasso.
Con fieno e lana prima, con paglia e piume poi, dagli Egizi ai Romani, dagli Arabi ai francesi, con i secoli tutti hanno apportato delle modifiche per rendere più congeniale e comodo il proprio riposo. È sicuramente durante l’800 che ci si è via via cominciati ad avvicinare a quello che è il materasso per come lo riconosciamo oggi. Furono inventati i primi sistemi di molle, così come brevettato il primo materasso ad aria e ad acqua. Col ‘900, e il lattice di gomma di Mr.Dunlop, poi è seguito tutto il resto.

Il mercato del materasso, oggi, propone soluzioni adeguate ad ogni esigenza e inoltre l’innovazione nel settore aiuta a trovare numerose opzioni personalizzabili che rendono la decisione più veloce ed equa per la coppia.
Nella scelta di un materasso, va detto, influiscono vari fattori quali:

  • Le abitudini personali
  • Il peso corporeo
  • La resistenza alle varie temperature
  • L’adattamento a superfici morbide o più dure
  • I problemi di schiena oppure di cervicale.

Se fino a qualche anno fa il mondo del materasso era essenzialmente dominato dai concetti di ortopedico e di rigidità, ovvero dalla convinzione di applicare meccanismi correttivi per problemi posturali attraverso un supporto duro, che evitasse spiacevoli e nocivi avvallamenti, conseguenti anche all’usura, con il procedere della tecnologia, coi nuovi materiali e nuove lavorazioni sempre pronte a soddisfare al meglio l’esigenza del consumatore, l’industria del materasso si è messa alla prova con l’importanza del concetto di ergonomia, ovvero progettare supporti che siano in grado di modellarsi al peso e alla struttura di chi li usa.

Non si corregge una postura scorretta con la rigidità quanto piuttosto con un materasso che sappia sostenere la colonna, che si adatti alle diverse posizioni del sonno, che non crei avvallamenti col tempo ma che non resti nemmeno troppo rigido troppo a lungo.
Se ne evince, dunque, che un materasso ergonomico è di per se stesso anche ortopedico!
Un materasso di buona qualità, inoltre, non deve essere tutto ugualmente rigido o morbido, senza differenze, poiché il corpo che va ad adagiarvisi non ha la stessa struttura e lo stesso carico dalla testa ai piedi. Una questione centrale è dunque quella della portanza, ovvero la misura di resistenza ad un carico. Maggiore è il valore di portanza di un materasso, maggiore sarà la sua rigidità.

La portanza incide sull’ergonomia del materasso e sulle caratteristiche complessive del prodotto, basate sulle esigenze di chi andrà ad utilizzarlo (comfort, gradevolezza, traspirazione, facilità di trasporto) e deve essere ben calcolata soprattutto da chi ha problemi legati alla colonna vertebrale, chi soffre di mal di schiena, dolore alle anche o ha problemi di cervicale.

Grazie alle sue ben 7 zone differenziate, ZenO è il materasso perfetto per chi sta cercando la massima comodità ed ergonomia in un solo prodotto: né troppo rigido né troppo morbido, ZenO sostiene la schiena quando si dorme a pancia in su, la colonna vertebrale per chi preferisce dormire a pancia in giù ed ammortizza il peso di spalla e fianchi per coloro che riposano sul fianco.
La schiuma ultradensa, in memory progressivo, si adatta a tutte le fisionomie, fino a 130 kg. ZenO è certificato dispositivo medico e la sua realizzazione è frutto di numerose ricerche e studi scientifici su ergonomia e ortopedia.

No agli alcolici prima di andare a dormire, soprattutto per i futuri papà

Uno studio compiuto da alcuni ricercatori con base a Shangai si è interrogato sulle conseguenze legate al consumo di alcol da parte dei padri nei mesi precedenti al concepimento del bambino e in quelli di gravidanza.
Le evidenze, per quanto frutto di analisi da approfondire e ancora premature per fungere da case study, hanno dimostrato come il sonno del nascituro, ed i comportamenti legati al riposo nei futuri 4 – 6 anni, verrebbero minacciati da rischi e problematiche quali ansia, depressione e sviluppo di comportamenti aggressivi.
Bere alcolici, dunque, non è consigliabile e tutti i genitori che stanno prendendo la decisione di mettere al mondo un figlio: l’alcol interferirebbe con le abitudini del bambino in fatto di sonno e addormentamento, sottoponendolo ad un forte stress e alla possibilità di sviluppare carenze o cattive abitudini del riposo.
Un altro studio, questo incentrato sui comportamenti della madre legati al consumo di alcol, evidenzia come le donne che continuano a bere anche durante la gravidanza avrebbero più probabilità di generare un bambino con quoziente intellettivo più basso e deficit di attenzione.
Per quanto, in modeste quantità, l’alcol possa essere considerato una piccola gioia che allieta il gusto di amatori e appassionati, nei mesi di concepimento e gravidanza, i genitori dovrebbero riporlo in cantina per il bene del nascituro, soprattutto per il suo futuro riposo.
L’idea, ovviamente, rientra in un progetto più ampio che prevede uno stile di vita sano – a maggior ragione se si sta cercando di concepire un bambino – che non riguarda solo il consumo di alcolici ma anche l’attività fisica e una corretta igiene del riposo.
Pratiche disintossicanti e corrette – come lo slow living e il digital detox – sono abitudini che farebbero davvero bene ai futuri genitori: sarebbe necessario impostare dei precisi tempi ON ed OFF-line in modo da porre dei confini e dei tempi per non ritrovarsi a controllare le mail, o rispondere ai messaggi, quando si è già in procinto di addormentarsi.
Computer, laptop e cellulari non dovrebbero far parte dell’arredamento, per così dire, della camera da letto: né la sera, né al risveglio, si dovrebbe concentrare la propria attenzione (e la vista!) sulle luci di uno schermo.
Digital detox non significa privazione: non parliamo di una realtà utopica in cui possiamo prendere in considerazione di allontanarci permanentemente dai dispositivi che ormai sono parte integrante dei nostri lavori, delle relazioni, ma significa impostare dei tempi, delle regole, per non farsi sovrastare da una digital media flood, una tempesta di stimoli online che vanno ad inficiare i nostri comportamenti, le abitudini, i ritmi della vita off.
Dormire, mangiare, meditare, ascoltare, parlare coi propri figli, sono azioni che non debbono essere disturbate o interferite in alcun modo, in nome del benessere complessivo, fisico e psicologico, delle nostre relazioni e di noi stessi.
Quindi, neogenitori, vi abbiamo messo in guardia: un bicchiere di vino e qualche chiacchiera chat o social media di meno e vostro figlio, un giorno, vi ringrazierà.

Apprendere dormendo: cosa ci dice la scienza

Sapere che semplicemente coricandosi potremmo imparare e memorizzare la lezione studiata per giorni e giorni in biblioteca, sarebbe il sogno di tutti gli studenti.
D’altronde, purtroppo, le cose non sono sempre facili come le immaginiamo. Gli studi e le ricerche in fatto di sleep learning mostrano risultati ancora da verificare, ipotesi leggermente più complesse del “leggo una pagina, mi addormento e magicamente, al risveglio, ne rammento tutti i dettagli”. Eppure una speranza di apprendimento c’è. Vediamo come in questo articolo.

Durante il sonno, il cervello…ascolta

Secondo uno studio del Journal of Neuroscience ed esperimenti condotti attraverso elettroencefalografia su un gruppo di pazienti/volontari sottoposti ad un test sulla memorizzazione del nome di oggetti e animali mediante la pressione di un pulsante, mentre riposiamo il nostro cervello continua in qualche modo a recepire, assorbire ed anche a reagire agli stimoli esterni.
La discriminante sembra essere proprio la fase del sonno in cui ci troviamo.
Nelle fasi leggere di sonno non-REM, ad esempio, l’attività cerebrale si è dimostrata ancora attiva, mentre in quelle profonde di sonno non-REM, la reazione agli stimoli è stata pressoché nulla.
Ma il fenomeno di maggior interesse si è rivelato analizzando i dati della fase di sonno REM, quella dei sogni, per intendersi.
Lì si è visto come la preparazione cerebrale dei soggetti sottoposti al test, si attivava solo nel momento in cui incontravano parole e nomi già sentiti prima, da svegli.
Come a dire, in questa fase si registrano solo le informazioni che in qualche modo abbiamo già precedentemente elaborato prima.
Sembra dunque farsi strada l’ipotesi che non tutti i filtri e gli input che arrivano dall’esterno, siano possibili da isolare mentre dormiamo.

E l’apprendimento?

Beh, per quanto riguarda lo sleep learning, la situazione è ancor più delicata.
I ricercatori dell’Università di Lubecca, sottoponendo alcuni volontari ad un test – simile ad un gioco di memoria, che invitata i partecipanti a memorizzare le posizioni di alcuni soggetti su una griglia, hanno cominciato a focalizzarsi su una correlazione interessante.
Quello che a molti partecipanti non era stato specificato, infatti, era la forte esposizione – in fase di memorizzazione – ad un odore specifico.
Ecco, le persone che da addormentate venivano esposte di nuovo a quel particolare odore sembra che ricordassero meglio, al risveglio, le cose apprese.
La stimolazione olfattiva – e quella sonora pare avere i medesimi effetti – possono allora essere un veicolo importante per apprendere dormendo.
Non si faranno certo miracoli – la fase di analisi e ricerca in materia è ancora sperimentale e necessiterà di molto tempo e prove per testimoniare delle evidenze – però siamo senz’altro di fronte ad un passo incoraggiante.
L’attività cerebrale è un mondo aperto di risorse e continue scoperte: la possibilità che il cervello avrebbe di memorizzare, riconoscere, ascoltare anche mentre è “inattivo” e in stand-by potrebbe fornire un apporto importante a nuove tecnologie e metodi di apprendimento.
Nel frattempo che la ricerca fa i suoi sforzi, non resta che rimettersi di buona lena sui libri.

Sogni: più sono strani, meglio è

Quante volte durante la notte vi sarà successo di fare sogni astrusi, complessi ed intricati, andando alla ricerca – il mattino seguente – di spiegazioni e simboli, richiami a momenti passati, figure incontrate, episodi e fatti legati ad un’immagine esperita, a una sensazione, al ricordo di persone care?
Nei sogni che spesso si fanno ci sono componenti ancora scientificamente inspiegabili che attingono a componenti emotive e cognitive: si tratta di elementi che hanno a che fare coi meccanismi e i processi cerebrali che si generano nel sonno e che non possono essere ricondotti ad un’unica spiegazione.
Tante sono le teorie su sogni e riposo che sono state elaborate da alcuni fra i ricercatori e gli studiosi più validi e scrupolosi delle prestigiose università internazionali.
Recentemente, sulla rivista Patterns, Erik Hoel – ricercatore della Tufts University nel Massachussets – ha proposto uno studio davvero interessante ed originale. Scopriamone insieme il contenuto.

OHB: overfitted brain Hypothesis

Basandosi sulle reti neurali, ovvero particolari Intelligenze Artificiali che riproducono le strutture del cervello e le funzioni di apprendimento, Hoel sostiene che i sogni – nel loro caos e coi loro meccanismi di sovversione del noto – sono un modo che il cervello ha di processare la realtà.
In altre parole, il caos, la vaghezza e la distorsione di ciò che si sogna durante il riposo, è un aiuto a non conformarsi troppo alla stasi del reale.
Per non far sì che ci si adatti in maniera eccessiva a quello che si sente, si percepisce e si vive da svegli, il nostro cervello crea una serie di elementi di confusione e dispersione nel sonno, proprio attraverso i sogni.
La teoria di Hoel, chiamata Overfitted Brain Hypothesis (ipotesi dell’iper adattamento del cervello) è ancora al vaglio di studi, ricerche e nuove interpretazioni ma certamente è oggetto interessante di dibattito nella comunità accademica.

Machine learning process: come funziona?

Nel processo di apprendimento per la decodifica di un elemento, una rete neurale viene stimolata da tutta una serie di dati che sono poi quelli che dovrà riconoscere appena terminata la fase di insegnamento (il machine learning, appunto).
Se vogliamo far riconoscere e capire alla rete neurale cos’è un cane, le daremo tante informazioni su dettagli fisici (quattro zampe, coda, dimensioni, colori) ma dovremo stare attenti ad inserire all’interno di questo set di stimoli non soltanto immagini di – per esempio – cani con la coda lunga come pastori tedeschi o golden retriever altrimenti c’è il rischio che un bulldog non venga più riconosciuto come cane.
Per far questo, allora, bisogna randomizzare gli stimoli, inserire degli elementi di confusione che servono a far sì che la rete neurale non si appiattisca, diventando di “mente stretta”.

E allora…perché si sognano anche cose stranissime?

La natura illogica, totalmente irrazionale e stravagante dei sogni è proprio la componente di casualità, di rumore, che aiuta il nostro cervello a generalizzare meglio le esperienze del reale e non rimanere settati solo su alcuni dati/esperienze.
Sognare molto, e sognare “strano” è – seguendo la teoria OHB di Hoel – un valido aiuto e una potente risorsa per tenere attiva la mente nel processo di comprensione della realtà.
Da ora in poi, dunque, non fatevi impressionare troppo quando vi capiterà di sognare situazioni assurde, dialoghi incredibili o eventi straordinari: potrebbe essere una cosa molto positiva.

Perché zenO è differente dagli altri materassi?

zenO è un materasso memory di nuova generazione che garantisce una spinta sostenuta ad ogni tipologia di

corporatura, insieme ad una traspirabilità senza precedenti, superiore (40 volte) alle normali schiume memory sul mercato. La sua caratteristica rigidità si adegua a tutte le fisionomie del corpo, fino a 130kg per parte. 

I punti di forza di questo materasso sono molti ma in questo articolo ci concentreremo soprattutto su alcune caratteristiche chiave per un riposo eccellente: traspirabilità, elasticità e comfort. 

zenO Materasso miglior materasso memory

Obiettivo Benessere 

Per un riposo salutare e piacevole a letto è fondamentale che la temperatura corporea non subisca variazioni eccessive, derivate da fattori esterni, provocando insonnia o continui risvegli.   

Traspirabilità 

La schiuma in Memory zenO Air, grazie alle sue qualità eccellenti in fatto di traspirabilità, mantiene stabile ed equilibrato il calore corporeo, sia in estate che in inverno, e garantisce un adattamento corpo-superficie ottimo. 

Un ruolo importante lo svolge la fodera del materasso in tessuto di Tencel® e Cotone, due fibre con base naturale che hanno ottime capacità di catturare l’umidità corporea e disperderla per capillarità lungo l’intera superficie del rivestimento, dalle zone di maggiore concentrazione (vicino o sotto al corpo) verso la periferia dove viene dissipata per evaporazione dalle micro-correnti d’aria presenti all’interno della stanza da letto.

Il processo che si mette in moto è virtuoso e continuo e consente di dormire, anche nelle giornate calde, senza la fastidiosa sensazione di caldo umido che provoca risvegli frequenti o insonnia. Il tessuto è naturalmente antibatterico e crea un ambiente non adatto allo sviluppo di microorganismi.  

Molti materassi memory presenti sul mercato presentano schiume con bassa traspirabilità o traspirabilità nulla, a causa dell’utilizzo  di materiali  con formulazione base e\o con densità molto bassa che non permettono di sviluppare delle cellulazioni aperte dove l’aria possa circolare liberamente  

Elasticità e comfort 

La struttura del materasso in schiuma memory è fondamentale per ottenere un supporto che consenta a chi lo utilizza di godere di un riposo eccellente e salutare.

I materassi attuali, di ottima qualità, di solito sono costruiti con portanza progressiva e quindi adottano una rigidità crescente rispetto al lato di utilizzo. 

La densità del materasso, ovvero il rapporto fra il suo peso e il suo volume, è fondamentale per avere una garanzia di durata, di elasticità, di comfort e di traspirabilità.  

  • Le schiume  più sono dense e più si mantengono inalterate nel tempo, si ossidano meno e resistono meglio all’umidità e garantiscono meglio di non formare la fastidiosissima buca al centro dopo pochi anni di utilizzo. 
  • Le schiume più sono dense e più sono elastiche. La capacità elastica di un materiale determina direttamente la sua capacità di rendere confortevole il riposo… di seguire le curve e di accogliere e sostenere la dove serve. 
  • Le schiume in genere più sono dense e più sono traspirabili in quanto le celle della struttura, avendo più materiale a disposizione sono più robuste, possono essere più aperte e comunicanti tra loro… e questa è una qualità che consente di trasferire ed abbassare la percezione di umidità e calore  

Attenzione alla bassa qualità 

  • Le schiume possono anche essere di alta densità ma con caratteristiche scadenti. Alcune qualità di schiume per poter essere vendute a prezzi bassi o molto bassi hanno componenti inerti all’interno che non partecipano alla creazione di celle elastiche e confortevoli ma servono solo per appesantirla ai fini commerciali.   
  • Oppure alcuni produttori acquistano per avere prezzi migliori schiume di seconda o terza scelta con caratteristiche molto diverse dallo standard ottimale sotto tutti punti di vista ed impossibili da riconoscere per il consumatore. 
  • I possibili problemi di schiume poco prestazionali sono: buche al centro dopo un breve periodo (con mal di schiena relativo) traspirabilità nulla o quasi (ristagno di umidità nel periodo estivo ma anche nelle mezze stagioni) elasticità molto bassa (quindi comfort inesistente) ossidazione dei vari spessori (invecchiamento molto veloce e perdita di spinta o elasticità) 

 

Le schiume in memory si dividono in :

  1. Bassa densità, compresa fra30 – 38kg/m3
  2. Media densità, compresa fra 39 e 44 kg/m3
  3. Alta densità, compresa fra 45 – 60 kg/m3
  4. Altissima densità, compresa fra 61 – 95 kg/m3

 

Le schiume strutturali si dividono in : 

  1. Bassa densità, compresafra15 – 23 kg/m3
  2. Media densità, compresa fra 24 e 29 kg/m3
  3. Alta densità, compresa a 30 – 34 kg/m3
  4. Altissima densità, superiore a 35 – 45 kg/m3 

Portanza 

È importante anche tenere presente che la densità del materasso non ha niente a che vedere con la durezza/rigidità del supporto.

 La  portanza invece è la misura di resistenza ad un carico, quindi possiamo dire che maggiore è il valore di portanza del materasso, maggiore sarà la sua rigidità. 

Il materasso zenO non è né troppo rigido né troppo morbido, poichè la schiuma in memory progressivo ultradenso, si adatta a tutte le fisionomie del corpo, fino a 130 kg, grazie alle 7 zone a portanza differenziata, garantisce un corretto bilanciamento della colonna vertebrale, andando a ridurre la pressione in particolare su spalle e fianchi, favorendo la circolazione sanguigna negli arti. 

ZENO: una soluzione perfetta per il tuo riposo 

La sua  fodera è in tessuto fresco e naturale di Cotone e Tencel®, 100% anallergico, successivamente si ha questa composizione interna: 

  • In superficie, la schiuma zenO AIR ad alta densità 50kg mc. – altissima traspirabilità  (40 volte più traspirante di un normale memory)– effetto nuvola per un contatto delicato e sostenuto al tempo stesso. 
  • Nel secondo strato schiuma Memory HD  ad altissima densità 70 kg.mc. – per una sensazione di sostegno unica – abbina elasticità, comfort e durata accogliendo con bassa spinta sulle parti più sporgenti e pesanti del corpo. 
  • La base ortopedica in schiuma ergonomica ad alta densità 35 kg.mc. – con sette zone di spinta differenziate per una distribuzione ottimale del peso e supporto ortopedico, molto resistente. 

Il materasso in grado di soddisfare anche i non amanti dei classici materassi in memory, non a caso è stato eletto dai test indipendenti di   Altroconsumo, per ben due volte consecutive come Miglior Materasso  nel 2019 e 2020

zenO è un materasso con un ottimo rapporto qualità – prezzo, completamente realizzato in Italia “just in time”.

Tutti i materiali provengono da una selezione accurata per ottimizzare comfort e durata ed è un materasso in grado di soddisfare anche i non amanti dei classici materassi in memory.

 

Sonno e stati di rabbia, studi e correlazioni

Come fa la rabbia a diminuire il nostro sonno?

Quante volte vi sarà capitato di dormire poco, o male, e sentirvi più irascibili, aggressivi e poco inclini alla socievolezza il giorno seguente?

È molto probabile, allora, che la poca affabilità abbia a che vedere proprio con la mancanza di sonno: le famose notti in bianco, potrebbero essere la ragione di una successiva giornata nera.

Dopotutto, durante la notte, il nostro corpo e la nostra mente hanno bisogno di ristorarsi e di accumulare le energie a disposizione: se, per differenti motivi, interrompiamo questo meccanismo di dispendio/ compensazione, si andrà incontro ad uno squilibrio energetico che potrà influire negativamente sui nostri stati umorali.

Sonno e rabbia: la ricerca americana

Un studio portato avanti da alcuni ricercatori dell’Accademia Americana di Medicina del Sonno e pubblicato sulla rivista Sleep  si è concentrato su due piani differenti: da una parte ha elaborato i dati dei diari di circa 200 studenti universitari sulla qualità del loro sonno e gli stati emotivi di rabbia e stress giornalieri; dall’altra ha analizzato le risposte a irritabilità – provocata da rumori molesti – di un numero assegnato di test, sottoposti a cicli di sonno regolare e poi a sessioni di riposo limitato (meno 5h).

Il risultato di entrambi i fronti della ricerca sembra aver evidenziato alcuni tratti in comune, fra cui – il più importante – la correlazione che potrebbe esserci fra perdita di sonno e minor capacità di sopportazione verso situazioni ansiogene o frustranti.
In altre parole lo studio va a sottolineare come la mancanza di sonno possa renderci più fragili e vulnerabili nel tollerare stati di insoddisfazione e fastidio: il riposo dunque sembra essere un regolatore naturale di tranquillità ed avere la possibilità di bilanciare serenamente quantità e qualità del proprio sonno notturno rappresenta uno dei “segreti” per il benessere psico-fisico.

Come aiutarsi a riposare meglio

Per chi soffre di disturbi del sonno e addormentamento affaticato, sicuramente ci sono dei rimedi che possono aiutare ad alleviare la tensione e la paura di passare una notte in bianco: si tratta di buone pratiche e abitudini serali con cui lasciar andare la giornata e le sue difficoltà, abbracciando in modo accogliente e sereno la notte che ci attende.

Tisane

Scegliere di bere una tisana o un infuso alle erbe o il rimedio della nonna: la classica tazza di camomilla, o per restare moderni magari un mix detox e rilassante, è un ottimo modo per concludere la giornata prendendosi cura di mente e corpo.

Cromoterapia

Anche la cromoterapia, grazie al potere calmante e lenitivo che alcuni colori hanno sulla nostra mente e gli stati d’animo, è un modo azzeccato per lasciar andare rabbia e tensioni, abbandonandosi al relax del riposo.

Yoga

Le tecniche di rilassamento yoga o per i più avanzati, le tecniche di addormentamento dello yoga nidra, aiutano a calmare gli stati di ansia, rabbia, agitazione e stress.

Corpo e mente, ricordiamolo, sono un connubio che va all’unisono: allungare e distendere i muscoli, sciogliere le tensioni accumulate, imparare a gestire il respiro con sedute di yoga serali rappresentano una pratica perfetta per ringraziare il nostro corpo-tempio e allo stesso tempo rasserenare l’umore.

Meditazione

La meditazione è un grande alleato per trovare la serenità interiore.

Meditare è forse la prima azione quotidiana da compiere, al risveglio, e l’ultima prima di distendersi sul letto. Brevi sessioni di meditazione focalizzate sul respiro sono un toccasana per tutto il nostro organismo. Meditare significa essenzialmente concentrarsi su una singola azione, allontanando le fonti di preoccupazione e stress dal nostro stato mentale.

Dormire? È il cervello che ce lo chiede

Dormire un numero di ore sufficiente, ogni notte, è da sempre considerato un ingrediente fondamentale nella ricetta del benessere fisico e mentale individuale.
Le classiche otto ore di sonno, insomma, sono entrate comunemente nel vocabolario di saperi e certezze su cui ci basiamo per costruire le nostre esperienze quotidiane.
Sono davvero otto le ore necessarie? Ne potrebbero bastare sei, sette? E se invece qualcuno ne ha bisogno di una in più?
Tanti gli interrogativi, i casi singoli, le differenze. Ma non è su questo che vogliamo focalizzarci con questo articolo quanto sulla necessità, il bisogno, che il nostro cervello ha di dormire.

Le ricerche scientifiche

Un interessante e approfondito studio firmato da Zhiqiang Wang e alcuni colleghi dell’Università di Tsukuba, in Giappone apparso sulle pagine della rivista Nature ha indagato il processo di omeostasi sinaptica ovvero il bisogno del cervello di avare un tempo off-line per controbilanciare l’attività delle sinapsi durante la veglia.
Il meccanismo sonno – veglia è regolato da un numero molto alto di proteine sinpatiche: il ruolo della fosforillazione, ovvero ciò che accade quando un gruppo fosfato si unisce a queste proteine nel cervello, si è rivelato fondamentale per arrivare ad osservare come maggiore è il riposo guadagnato e minore è il livello di fosforilazione di quelle proteine, mentre in uno stato di veglia e iperattività si tende, in parallelo, ad un aumento del livello di fosforilazione con conseguente bisogno di sonno.
La ricerca è stata condotta su due ceppi di topi con diverse caratteristiche: da una parte animali in stato di prolungata assenza di sonno e dall’altra mutanti definiti Sleepy, cioè che necessitano di un numero di ore di riposo superiore alla norma.

Omeostasi sinaptica

Ebbene, lo studio compiuto può dirsi un notevole passo in avanti nella comprensione del complesso meccanismo di regolazione sonno-veglia e potrà essere d’aiuto per futuro ricerche e traguardi anche nei confronti di disturbi e patologie che afferiscono al riposo.
Comprendere l’omeostasi sinaptica, ovvero capire come funzionano le sinapsi nel cervello, come si strutturano e si organizzano nella loro attività in base alle interazioni del cervello con l’ambiente circostante è un passo fondamentale per arrivare a nuove consapevolezze anche sull’apprendimento o l’acquisizione di concetti.
La ricerca giapponese spiegherebbe scientificamente come mai, di fatto, dopo un sonno ristoratore e pacificante siamo in grado di rispondere meglio agli stimoli, abbiamo più concentrazione, siamo più propositivi, energici, e persino di buon umore.
Al contrario, in assenza di sonno, la memoria scarseggia, l’irritabilità aumenta e le capacità di reazione cerebrali sono indebolite. Questo accade perché nella veglia le sinapsi, dei collegamenti che mettono in comunicazione fra loro i neuroni, sono iper-attivate.
Il ruolo della fosforilazione, in questo senso, è un punto cruciale del processo e lo studio a firma di Wang ne vuol dare conferma.

Da sempre, insomma, ci viene detto che dormire in quantità di tempo sufficiente fa bene, e forse adesso siamo sempre più vicini a capirne scientificamente il perché: il nostro corpo, dopotutto, è un ingranaggio delicato e perfetto.
Garantirgli, anche attraverso un riposo corretto e quantitativamente utile, uno stato di salute efficiente è doveroso.

Paralisi del sonno: cos’è, chi colpisce e come porvi rimedio

Molti sono i disturbi legati al sonno possono compromettere non soltanto la qualità del riposo, ma anche quella del normale svolgimento delle attività quotidiane.
Fra tutti, la paralisi del sonno, o paralisi ipnagogica, è sicuramente uno dei disagi più fastidiosi poiché impatta fortemente anche sulla sfera relazionale ed emotiva dell’individuo, condizionando delicati momenti della giornata come l’addormentamento e il risveglio.
Chi soffre di questo disturbo – si calcola fra i 5 e i 7 milioni di persone in tutto il mondo – rivela uno stato di benessere psico-fisico, cioè una qualità della vita, nettamente inferiore alla media.
Riposare in maniera regolare, infatti, non è soltanto una buona pratica, o un’abitudine, ma una delle regole fondamentali per permettere al corpo, alle cellule, agli organi e ai muscoli, di funzionare correttamente.
La paralisi del sonno colpisce maggiormente gli adolescenti e gli adulti fino ai 45 anni: è sovente legata a narcolessia e si raccomanda di non sottovalutarne gli effetti che, con un range di gravità variabile da caso a caso, debbono essere comunque monitorati da un medico specialista.

Quali sono i sintomi più frequenti delle paralisi di sonno

La paralisi del sonno si manifesta attraverso una sintomatologia piuttosto chiara e riconoscibile ovvero un irrigidimento dei muscoli e una difficoltà/ impossibilità di parola.
Il corpo, dunque, sembra non reagire agli stimoli che riceve e cade in un vero e proprio stato di paralisi, generalmente della durata di pochi minuti, che soprattutto nei soggetti ansiosi o tesi causa affanno e malessere prolungato, impedendo una tranquilla gestione del consueto ritmo “veglia/ riposo”.

Quando si sviluppano gli episodi di paralisi del sonno

La paralisi del sonno si manifesta principalmente in due distinti momenti del riposo: la fase di addormentamento e quella del risveglio. Essa, infatti, può influire sull’inizio anticipato della fase REM* o ne può pregiudicare il suo prolungamento.
Anche se in buona percentuale si tratta di episodi sporadici, sovente legati a momenti di particolare tensione e stress psico-fisico, non è raro che le crisi di paralisi si prolunghino per svariati mesi, talvolta anche anni, andando a minare la sicurezza di un riposo sereno, facendo diventare le ore serali e notturne un vero e proprio incubo ad occhi aperti.

Le fasi del sonno

Prima di consigliarvi alcuni utili rimedi per arginare la spiacevole questione della paralisi del sonno, è opportuno dire due parole riguardo al sonno e alle sue fasi.
Per un riposo corretto, che vi faccia risvegliare lucidi e sereni ogni mattina, è opportuno che l’avvicendarsi delle due fasi principali del sonno, fase REM e fase NON-REM si alternino fluidamente.
Le due fasi si susseguono l’un l’altra per circa 4 o 5 cicli.

Nello specifico
La Fase REM, acronimo da Rapid Eye Movement (rapido movimento oculare) è quella in cui aumenta il battito cardiaco, così come la frequenza respiratoria, e i muscoli, indotti in uno stato di rilassamento, si allentano e ci permettono, per così dire, di perdere il controllo. La fase REM è anche, per l’appunto, quella dove ci è possibile sognare.
La fase NON-REM, o sonno ortodosso, è contraddistinta da 4 livelli, ovvero stadi che progressivamente, dal primo – che è quello dell’addormentamento – passa al sonno leggero, poi al profondo e infine al quarto, l’ultimo, ancora più profondo dove le cellule e gli ormoni del nostro corpo si rigenerano e permettono all’organismo di rilassarsi.

Cause della paralisi del sonno

Le cause che determinano episodi di paralisi del sonno non sono facili da rivelare e e variano da soggetto a soggetto.
Sicuramente, però, si può dire che uno stile di vita sano, delle abitudini alimentari corrette, la capacità di dire NO a tabacco e caffeina – specialmente in orari notturni – aiutano a non far insorgere strane anomalie del riposo, quali appunto le paralisi ipnagogiche.
Ci sono, comunque, possibili correlazioni fra la paralisi del sonno e i disturbi e irregolarità del sonno di vario tipo. Chi svolge lavori particolarmente onerosi dal punto di vista di ritmo e orari, chi assume comportamenti sregolati, non dando modo all’organismo di stabilire un proprio tempo interno: questi soggetti sono considerati sicuramente più a rischio di sviluppo di paralisi ipnagociche.
Altri cause possono essere la narcolessia (esiste infatti una correlazione fra la patologie narcolettiche e le paralisi del sonno), lo stress emotivo e fisico momentaneo e anche la storia familiare. La ricerca clinico-scientifica sta infatti lavorando anche sul fronte di indagare possibili correlazioni fra ereditarietà e paralisi del sonno.

Possibili rimedi per gli episodi di paralisi del sonno

Per fortuna, se molte sono le cause che possono indurre episodi di paralisi ipnagogica, altrettante sono le soluzioni e i rimedi con cui si può far fronte a questo spiacevole disturbo, permettendo alle nostre notti di tornare ad essere un momento di pace e rilassamento. Vediamone insieme alcuni:

  • Posizioni del sonno. Capire bene qual è quella che favorisce maggiormente il rilassamento muscolare è fondamentale per ottenere un riposo più sereno, duraturo, e rilassato.
    Consigli utili: evitare di dormire supini. Assolutamente consigliata, invece, la posizione sul fianco.
  • Stile di vita
    Le buone pratiche e le abitudini di una vita sana aiutano l’organismo, nelle ore del riposo, a rilassarsi e lasciarsi andare ad un sonno morbido, poco agitato.
    Consigli utili: cercate di dormire fra le 6 e le 8h a notte. Preparate la stanza prima di coricarvi, spegnendo dispositivi elettronici e impianti luminosi fatali per il benessere degli occhi e della concentrazione.
  • Tecniche di rilassamento: durante un episodio di paralisi ipnagogica, ma anche nella fase preparatoria al riposo, è cruciale cercare di gestire l’ansia che ne consegue praticando esercizi e tecniche di rilassamento che aiutino i muscoli a sciogliersi e la parola a tornare “viva” in pochissimi minuti.
    Le pratiche di rilassamento possono essere svolte individualmente, al presentarsi di un attacco di intensità variabile e possono diventare normale prassi quotidiana anche laddove il problema delle paralisi non persista più.
    Consigli utili: Concentrarsi sulla respirazione profonda. Concentrarsi con attenzione sui movimenti del corpo, specialmente degli arti. Concentrarsi sul movimento degli occhi. Svolgere una breve meditazione rilassante prima non appena si ristabiliscano le normali condizioni corporee.

L’ultima parola… al Materasso

Un riposo confortevole e prolungato dipende da diversi fattori, in primis il materasso scelto. Dormire su una superficie troppo rigida, o troppo morbida, può favorire movimenti e posizioni scorrette, causando numerosi fastidi al nostro sonno.
Tutti coloro che soffrono di attacchi di paralisi ipnagocica, per esempio, dovrebbero prestare la massima attenzione al materasso su cui riposano: è necessario che il sistema muscolare possa rilassarsi completamente, scongiurando tensioni e blocchi ulteriori.
Modellandosi in base al peso e alla curvatura naturale della schiena, mantenendo le giuste proprietà in fatto di calore e di resistenza, il materasso può essere un alleato formidabile, uno strumento che aiuta a lenire il disagio provocato dagli episodi più acuti di paralisi.

zenO: il materasso che fa al caso vostro

zenO è stato studiato seguendo l’ergonomia del corpo, in modo da dare maggiore sostegno alla colonna vertebrale: si tratta di un materasso altamente “tecnologico”, frutto di un lungo lavoro di ricerca e analisi multifattoriale. Il memory ad alta densità con cui viene costruito diminuisce i microrisvegli garantendo comunque alta traspirabilità e il giusto equilibrio tra umidità e calore.
Si tratta, inoltre, di un materasso sottovuoto quindi estremamente pratico da trasportare e molto igienico. La vera forza di zenO sta soprattutto nella stratificazione del materasso: riuscendo a garantire il passaggio dell’aria, con una forza ultratraspirante eccellente, riduce i punti di pressione sulla colonna vertebrale e grazie al sostegno in acty foam di 15cm che assicura comfort traspirazione. zenO è il compagno ideale della vostra colonna vertebrale, soprattutto per coloro che soffrono di scoliosi o che hanno necessità di correggere posture sbagliate.
Se soffrite di attacchi di paralisi ipnagogica, dunque, zenO può rappresentare uno dei migliori alleati per le vostre notti.

zenO Materasso totalizza 9,8 su 10 nel test di Qualescegliere.it

Un altro riconoscimento per zenO Materasso.

Dopo la vittoria su Altroconsumo come migliore del test 2020 su oltre 70 materassi provati, zenO ha ottenuto un altro importante riconoscimento, totalizzando un punteggio di 9,8 su 10 nel test di Qualescegliere.it.

Qualescegliere.it è uno dei più famosi siti web di recensioni indipendenti (collaboratore dell’Unione Nazionale Consumatori) che nasce con l’intento di aiutare i consumatori nella scelta del miglior prodotto sul mercato, in maniera totalmente imparziale.

Un vero e proprio sito di unboxing, dove esperti dei vari settori merceologici, testano e classificano ogni tipologia di prodotto con recensioni complete e approfondite.
È stata quindi una sorpresa scoprire che anche zenO è stato scelto come prodotto da testare, raggiungendo il punteggio di 9.8 su 10, il più alto nella categoria “materassi”.

Il voto più alto – ben 10 su 10 – è stato assegnato ad ergonomia e durezza: anni di studi e test hanno convinto anche i recensori di qualescegliere.it!

Questo ulteriore riconoscimento ci conferma che la nostra idea di poter garantire alla maggior parte delle corporature il miglior riposo possibile (ottimizzando ergonomia, traspirazione e durata) pur mantenendo un costo accessibile a tutti e la qualità Made in Italy, sia vincente.

Per anni abbiamo studiato, progettato e testato soluzioni per avere un materasso che potesse mettere d’accordo tutti, che unisse lo stato dell’arte della tecnologia costruttiva ed ergonomica con un livello di supporto in grado di adattarsi alla maggior parte delle corporature.
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